Inquinamento, mobilità e verde. Sono in particolare questi tre indicatori che penalizzano Frosinone nella classifica di Legambiente e il Sole 24 Ore Ecosistema urbano. Il capoluogo ciociaro perde sei posizioni ed è 78esimo in Italia. È secondo nel Lazio dopo Rieti, 45esima, che perde sette posizioni, e davanti a Viterbo, 78esima (-6), Roma, 86esima, (+3) e Latina 100esima (-4). Trento conferma il primato, davanti a Reggio Emilia che scavalca Mantova. Poi Cosenza, primo capoluogo del Sud e Pordenone. In coda Palermo è 105sima, dietro pure a Catania, Brindisi, Alessandria, Messina e, appunto, Latina. Rispetto al periodo 2014-2019 Frosinone non è agli ultimissimi posti, ma i tanto attesi miglioramenti in materia ambientale non si vedono.

Nel 2014 Frosinone era novantaduesima, l'anno dopo perdeva altre due posizioni, quindi nel 2016 il risultato peggiore in assoluto 103 su 104 capoluoghi italiani, nel 2017 e nel 2018 ha continuato ad arrancare al 99° e 101°. Quindi nel 2019 92° piazzamento, migliorato di venti nel 2020 (72°). Ora il nuovo passo indietro. È interessare vedere cosa è accaduto dal 2016 a oggi. Allora peggio di Frosinone solo Vibo Valentia che adesso è 39°, davanti c'era Palermo, ora ultima, quindi Casera sale dal centunesimo al sessantaseiesimo, mentre Siracusa passa dal centesimo al novantaseiesimo posto. Nel 2016 la prima era Macerata, ora quindicesima, davanti a Verbania, scivolata al posto numero 23, con Mantova terza come adesso.

Da segnalare che la quarta del 2021, Cosenza, cinque anni fa era ancora trentatreesima. Non è tenero il commento di Legambiente al risultato del capoluogo.
Stefano Ceccarelli, presidente del circolo il Cigno, dice: «Non stupisce che anche quest'anno il rapporto releghi Frosinone nella parte bassa della graduatoria.
Il passaggio dal 72° al 78° posto fra i capoluoghi di provincia indica chiaramente che la strada da percorrere per un deciso miglioramento delle performance ambientali è lunga e necessita di un impegno politico-amministrativo molto più robusto e fattuale. Le ben note criticità che da anni hanno portato Frosinone alla ribalta, in senso negativo, sono ancora lì, e giacciono irrisolte per una combinazione di motivi, certamente non tutti imputabili all'amministrazione comunale.

Ci riferiamo a due indicatori in particolare: le concentrazioni medie di Pm10 e l'indice di dispersione idrica. Il primo vede Frosinone al secondo posto dopo Avellino fra le città non padane con una media annua pari a 30 mcg/mc, mentre il secondo, nonostante un lieve miglioramento, rileva come ben il 62,5% dell'acqua immessa in rete vada perduta a causa dello stato pietoso in cui versa la rete idrica. Anche l'indice sull'uso efficiente del suolo ottiene, la qual cosa non sorprende affatto, un punteggio da bassa classifica, peraltro in un contesto destinato a peggiorare alla luce delle recenti nuove anacronistiche colate di cemento che si stanno riversando sulla città e di quelle programmate. Ma è nel settore della mobilità che emergono i dati che più meritano di essere commentati.

Tanto per cominciare, Frosinone si conferma la città italiana con il maggior numero di auto circolanti per abitante, incrementando ulteriormente l'in dice da 78 a 80 auto/100 abitanti (dati Aci). Questo dato desolante fa il paio con il tasso bassissimo di utilizzo del trasporto pubblico urbano (14 viaggi/abitante/anno) e con la percezione comune che vede Frosinone come una città in cui viene sistematicamente scoraggiata ogni alternativa sostenibile all'auto. Peraltro, i dati relativi agli indici di ciclabilità dichiarati dagli uffici comunali (36 chilometri di piste ciclabili e 13,55 metri equivalenti di infrastrutture ciclabili/100 abitanti) non solo stridono vistosamente con ciò che tutti i frusinati vedono, ma sono anche in palese difformità con quanto riportato nel Pums adottato dalla giunta comunale, che parla di un'estensione attuale della rete di piste ciclabili pari a 3,3 chilometri (piste peraltro che di fatto esistono quasi solo sulla carta).

Altro dato sconcertante è quel "n.d." riguardante i metri quadrati/abitante di isole pedonali: in questo caso la dissonanza che non possiamo non stigmatizzare si misura con la distanza esistente fra la propaganda del sindaco (che, riferendosi alle isole pedonali domenicali in una parte di via Aldo Moro e corso della Repubblica, invita ad andare "a passeggio per due chilometri per tutto l'anno") e la realtà di una città in cui le auto la fanno da padrone e non c'è un solo metro quadrato di area pedonale permanente. In sintesi, sulla base delle incongruenze rilevate e di alcuni dati francamente inverosimili forniti dall'amministrazione comunale, c'è da chiedersi quanto più in basso si sarebbe classificata Frosinone».