«Il 26 ottobre 2021 ho accompagnato mia madre di 89 anni alla visita nefrologica di controllo presso l'ambulatorio specialistico della Asl di Frosinone (palazzina Q)». Inizia così la lettera di Luciano Granieri, operatore volontario di Cittadinanzattiva Tribunale per la Difesa dei diritti del malato, figlio di una paziente per lamentare una serie di disservizi.

«Mia madre si muove con il deambulatore perché ha difficoltà a camminare. L'ambulatorio è al quarto piano e l'ascensore era rotto. Si utilizzava una sorta di monta-carichi, di solito in uso al personale di servizio che però, considerato il sovrautilizzo determinato dalla rottura dell'ascensore normale, non era mai disponibile. Passata circa mezz'ora d'attesa, con tutti i disagi del caso, abbiamo intercettato la corsa giusta (col montacarichi, ndr). A conclusione del controllo la dottoressa ci informava, desolata, che non risultavano al computer i codici esenzione: visita, analisi e farmaco, avrebbero dovuti essere pagati. La specialista trascriveva le prescrizioni sulla ricetta bianca personale, e ci consigliava di far riportare il tutto sulle ricette dematerializzate dal medico di base, sospettando che la mancanza dei codici fosse un problema del sistema informatico della Asl. Di fatto la mancanza della ricetta dematerializzata, non mi consentiva di prenotare la visita in mattinata».

L'utente lamenta poi una lunga fila al cup di due ore l'indomani: «Ritiravo il numeretto alle 14.54. Lo sportello mi chiamava alle 17.03 dopo più due ore.
Dovevo anche discutere con l'operatrice la quale mi diceva che non poteva confermare la data della visita della nefrologa perché la ricetta era stata emessa dal medico generico. Raccontavo tutta la storia dei codici di esenzione senza convincere la solerte sportellista, fino a quando un'altra operatrice, presumo la responsabile, autorizzava a confermare la data prescritta perché da alcuni giorni si registrava confusione nella gestione delle esenzioni.

Ad onor del vero sia sul display dei numeri di prenotazione e su cartelli affissi alle pareti, si leggeva un avviso nella quale la Asl si scusava con i pazienti per possibili disservizi dovuti a lavori necessari a migliorare il ReCup. Disagi persistenti, per quanto ho potuto verificare, almeno dal 31 agosto. Morale della favola, per una semplice visita di controllo, da evadere al massimo in una mattinata, mi sono trovato a dover sottrarre due giorni al mio lavoro».