«Nessuna madre dovrebbe sopravvivere al figlio» comincia così la storia della signora Edwige che nell'agosto del 2000 ha perso il suo ragazzo. Luigi Nardone aveva 23 anni ed era un soldato, in quel momento si trovava in missione in Kosovo. In un caldo e afoso pomeriggio d'estate il telefono ha squillato a casa Nardone e la notizia si è abbattuta come una mannaia sulla sua famiglia.

Da quel giorno mamma Edwige ha un vuoto nel cuore e nell'anima, al primo posto per lei c'è sempre il suo ragazzo e ogni giorno, a volte anche più volte nella stessa giornata, si reca al cimitero di San Bartolomeo per andare a trovare Luigi. Anche il 2 novembre Edwige è andata da suo figlio e ha notato gli operai del Comune intenti a tagliare l'erba.

«Mi è sembrato quantomeno fuori luogo questo intervento proprio nei giorni in cui, cosa ben nota, il camposanto è particolarmente frequentato spiega la signora Ho chiesto spiegazione agi operai e mi è stato detto che erano stati mandati dal sindaco». Ogni anno, il 2 novembre, Edwige partecipa alla celebrazione al monumento che si trova all'ingresso del cimitero, i militari dell'80° Rav Roma depositano una corona per poi recarsi nella cappella e lasciare un fiore anche a Luigi.

«Ho visto che c'era il sindaco e con educazione mi sono avvicinata. Gli ho semplicemente fatto notare che la presenza degli operai con il decespugliatore non era una scelta adeguata in questi giorni. Lui mi ha risposto che erano lì anche il 1°. Gli ho detto che il cimitero non esiste solo il 1° e il 2 novembre, ma 365 giorni all'anno, e il degrado c'è sempre, così come i furti continui. Io stessa ho dovuto mettere una porta alla cappella per evitare i furti, ma è stata forzata».

Edwige amareggiata conclude: «Mi è stata chiesto nome e cognome quasi come se fossi una criminale o se avessi commesso un reato. Per chi come me ha perso una parte di se stessa e trascorre così tanto tempo in quel luogo, vedere lo stato in cui versa non è accettabile è un dolore che si aggiunge a quello che si prova a ogni respiro».

Una risposta forse inadeguata a una madre che piange il figlio da oltre venti anni, un soldato italiano morto in missione.