L'accusa era quella di omissione d'atti d'ufficio e il rischio non era affatto basso: la professionista del Cassinate, finita in tribunale dopo la denuncia del paziente, rischiava infatti un anno di reclusione, secondo quanto richiesto dal pm durante l'udienza.

I fatti risalgono a tre anni fa, quando alla dottoressa del Cassinate, impegnata in un turno di guardia medica ad Aquino, venne mossa la contestazione da un paziente di non essersi adoperata per un tempestivo soccorso. La contestazione avanzata dal paziente, più nel dettaglio, avrebbe fatto riferimento a un "rifiuto" del suo atto d'ufficio. Ovvero al rifiuti di visitare un cittadino che lamentava forti dolori.

Poi la denuncia e nel 2019 l'udienza preliminare.
Nei giorni scorsi la decisione del Collegio penale.
La difesa della donna, rappresentata dall'avvocato Giuseppe Di Mascio, è riuscita a dimostrare l'insussistenza delle accuse. In base alle modifiche della normativa vigente, infatti, la guardia medica sarebbe tenuta a eseguire visite domiciliari ma non ambulatoriali.

Le tesi dimostrate, documenti alla mano, dall'avvocato Di Mascio sono state interamente accolte dal giudice che ha disposto per la dottoressa un'assoluzione con formula piena.