Il brigadiere Santino Tuzi lasciato solo, anzi isolato.
Messo nella condizione di non avere più serenità.
Quasi di maturare, pian piano, del risentimento. Tanto che la mattina prima della sua morte, i colleghi lo cercano per fermarlo, per evitare il gesto estremo: era tanto sconvolto prima del suicidio da aver detto, riferiscono i superiori agli altri militari, di voler sparare alla prima divisa che si trovava davanti.

I colleghi dubitano di Tuzi, Tuzi dubita di loro tanto da chiedere in procura di voler parlare solo con il magistrato. Un passaggio importante, emerso nell'udienza di ieri del processo Mollicone, in cui come ormai già da tempo la figura del brigadiere che per primo indicò la presenza di Serena in caserma, assume una posizione preminente.

«Il 9 arriva in divisa, vuole parlare col magistrato. Gli chiediamo se c'è qualcuno che possa averlo condizionato. E perché stia agendo in questo modo.
Ci ribadisce più volte che con noi non voleva avere più nulla a che fare» riferisce ieri in controesame il luogotenente Marco Sperati, oggi a capo della stazione di Frosinone, ascoltato già nella precedenza udienza.
Poi la "ritrattazione della ritrattazione"...Continua...

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