La puzza, l'inquinamento del Sacco, la scuola evacuata, la Aia in ritardo, le manifestazioni di protesta. E ora il rinvio a giudizio. Il gup di Roma ha disposto il processo per tutti e 16 gli imputati più tre società. Nel mirino i depuratori Asi di Ceccano e Villa Santa Lucia per la trattazione dei rifiuti come non pericolosi sulla base della classificazione con i codici a specchio.

Gli accusati
A processo vanno Claudio Ferracci, Massimiliano Ricci e Mauro Sisti del consorzio Asi; Riccardo Bianchi (recentemente dimessosi) e Antonio Cavallaro dell'AeA; Rosettano Navarra ed Enrico Casini della Navarra spa; i tecnici di laboratorio Manuela Pintore, Simona Romeo, Giuliano Costantini, Livia Cavallito, Francesco Farinelli; per la Provincia Tommaso Michele Secondini e Leonardo Campoli; il responsabile d'impianto del depuratore di Ceccano Amedeo Rota nonché il Consorzio Asi e le società AeA srl e Navarra spa, difesi dagli avvocati Gianrico Ranaldi, Giampiero Quadrini, Marco Cianfrocca, Sandro Salera, Nicola Pisani, Ettore Paolo Di Zio, Gilberto Pagani, Otello Bigolin, Alessandro Tomassetti, Mario Di Sora, Giorgio Igliozzi, Domenico Marzi e Vincenzo Pastorino.

La gestione dei rifiuti
Diverse le accuse mosse dal pm Alberto Galanti: a Ferracci, Ricci, Sisti, Navarra e Casini l'aver organizzato e gestito «illecitamente» i «rifiuti come non pericolosi». Nel mirino della Dda di Roma, dal 2013 al luglio 2016, la gestione dell'Asi, nel depuratore di Ceccano di «un rilevante quantitativo di fanghi di depurazioni classificati come non pericolosi... con analisi non esaustive e quindi non tali da escludere la presenza nel rifiuto di sostanze pericolose, in concentrazione tale da determinare nel rifiuto una o più caratteristiche di pericolo». Per l'accusa, tali rifiuti andavano classificati «come pericolosi». Ciò avrebbe consentito «un indebito profitto consistente in un risparmio di costi (posto che veniva pagato un prezzo minore alla società Navarra spa per smaltire i rifiuti come non pericolosi) quantificato in 622.114 euro per l'Asi e in 137.346 per la Navarra.

Stessa accusa, per la gestione dei fanghi nel depuratore di Villa Santa Lucia. L'accusa è identica e si basa sull'esclusione della pericolosità dei rifiuti. In simil modo si concretizzava «un indebito profitto consistente in un risparmio di costi». Il profitto quantificato dalla Dda è di 45.997 per il consorzio Asi e di 10.102 per la Navarra.

Sotto accusa anche Riccardo Bianchi quale presidente del cda e ad della AeA, subentrata nella gestione dei depuratori all'Asi, e Antonio Cavallaro, direttore tecnico della AeA, per la gestione - «illecita» sostiene l'accusa - di «rifiuti come non pericolosi, piuttosto che come pericolosi» tra il 15 luglio 2016 e maggio 2017. È stato ipotizzato un profitto di 141.209 euro per l'AeA e di 32.027 per la Navarra. Stesse accuse sul depuratore di Villa Santa Lucia con un profitto di 14.041 per l'AeA e di 2.756 per la Navarra. A giugno 2017 è contestata la gestione nel depuratore di Ceccano di fanghi classificati come non pericolosi «con analisi non esaustive».
A Bianchi e Cavallaro si contesta l'aver gestito, a luglio 2017, «abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti urbani e speciali».

Qui «l'ingiusto profitto» è individuato nella «mancata implementazione dell'impianto, inidoneo alla depurazione dei reflui industriali ricevuti e quindi, a valle, inidoneo a produrre fanghi di depurazione del depuratore di Ceccano conformi alla legge». Contestata l'impropria classificazione di fanghi come non pericolosi con analisi non esaustive. Per l'accusa la relazione tecnica del gestore «evidenzia una disanima del tutto superficiale ed aspecifica del carico inquinante in ingresso all'impianto». In pratica «non risultano individuati i possibili inquinanti potenzialmente presenti nei fanghi» di depurazione». Nello specifico non risultano «informazioni dettagliate ed esaustive» sulle «caratteristiche chimico-fisiche e tipologia di scarico». Le indicazioni risultano così «sommarie». Altra accusa: il superamento «dei valori limite per gli scarichi in rete fognaria». Di segnalazioni di scarichi anomali, pur agli atti di AeA, non c'è menzione «nella relazione oggetto di valutazione».

Per la non corretta classificazione del rifiuto come non pericoloso sono sotto inchiesta in 12 (Ferracci, Ricci, Sisti, Bianchi, Cavallaro, Navarra, Casini, più i tecnici di laboratorio Pintore, Romeo, Costantini, Cavallito e Farinelli). Contestato poi l'esercizio abusivo dell'attività, per il rilascio tardivo dell'autorizzazione integrata ambientale ad AeA (a Ferracci, Ricci, Sisti, Bianchi e Cavallaro).

L'aver omesso di dotare l'impianto di Ceccano di «un sistema di aspirazione e trattamento dell'aria dalle sezioni più critiche» è imputato a Ferracci, Ricci, Sisti, Bianchi, Cavallaro, mentre l'aver scaricato nel Sacco «reflui industriali ed urbani che presentavano concentrazioni inquinanti oltre il limite» così «aggravando la compromissione» del fiume è contestato a Bianchi, Cavallaro e Rota.
Per gli odori molesti che hanno comportato, in un caso, «la chiusura delle scuole, interrompendone così il servizio» l'accusa è per Bianchi, Cavallaro e Rota. Per gli odori molesti devono difendersi Ferracci, Ricci, Bianchi, Cavallaro e Rota.

L'Aia
Al dirigente del settore Ambiente Secondini e al responsabile Aia della Provincia è contestato l'aver omesso «di valutare le osservazioni fortemente critiche espresse da Arpa Lazio nel corso dell'istruttoria e delle conferenze di servizi» e di «imporre al gestore l'adozione di tutte le cautele necessarie» per il rilascio dell'Aia.