Le urla. Gli spari. La gente in strada. E le sirene delle forze dell'ordine. La notizia nel giro di pochissimi minuti è comparsa su tutti i principali siti d'informazione. Il paese di Santopadre è sconvolto. E subito è sceso il silenzio. Nessuno ha voluto parlare, nessuno si è sentito di commentare. In un paese così piccolo, poco più di 1.300 abitanti, si conoscono tutti. E una notizia come questa risulta devastante. Con l'inevitabile fila di commenti che ha subito invaso i social, mostrando tutta la rabbia di chi si percepisce sempre più indifeso.
Il primo cittadino di Santopadre Giampiero Forte si è detto scioccato per quanto accaduto.

«È un tragedia davvero grande per tutti noi, una cosa che non dovrebbe mai accadere – ha commentato a pochi minuti dalla tragedia – Un doveroso tributo a una persona che non c'è più ma anche un pensiero di vicinanza a chi ha subìto la rapina. Ora è il momento di stare uniti, vicini alla comunità, anche per evitare che si manifesti la rabbia che c'è tra i miei concittadini per quanto successo».

La paura e i precedenti
Tutta la zona, quella che va dal Sorano fino ad Arce, passando anche per la Valle di Comino, da mesi è alle prese con quella che probabilmente è una banda organizzata in furti negli appartamenti. La paura, soprattutto per chi abita nelle località più isolate, è un sentimento con cui in molti hanno dovuto imparare a convivere. Soprattutto la notte, soprattutto quando un rumore improvviso spezza la tranquillità della quiete domestica. Sono sempre più frequenti i casi di famiglie che al loro rientro trovano la casa messa a soqquadro. È quello che è accaduto domenica a Broccostella. Marito e moglie, che per qualche giorno si erano allontanati dalla loro abitazione per seguire gli impegni delle figlie, una volta rincasati hanno trovato l'amara sorpresa: l'appartamento sottosopra.

I malviventi sono entrati in un condominio di una traversa di via Stella, si sono intrufolati nell'abitazione dalla parte posteriore, utilizzando una scala e rompendo il vetro di una finestra che dava l'accesso al soggiorno. Una volta dentro, hanno fatto razzia di gioielli e contanti. I coniugi hanno immediatamente avvisato le forze dell'ordine e allertato gli altri condomini. Ed è subito partita la raccolta delle testimonianze. Qualcuno ha parlato di una scala utilizzata dai ladri che però non è stata trovata.
Una volta sul posto le pattuglie dei carabinieri di Sora hanno tentato di acciuffare i ladri, qualcuno ha detto di aver visto i ladri sul tetto dell'abitazione, ma dei malviventi nessuna traccia. Soltanto un cacciavite lasciato a terra durante il blitz, che la famiglia ieri ha consegnato nelle mani dei carabinieri formalizzando la denuncia.

Non si esclude che i ladri abbiano seguito gli spostamenti della coppia e che, non vedendola rientrare a casa, abbiano deciso di far scattare il loro piano. Hanno portato via tutto ciò che potevano, lasciando invece i libretti degli assegni che non hanno prelevato.
È stata una nottata agitata in tutto il Sorano: sempre domenica notte è stata rubata in viale San Domenico, a Sora, un'Audi A3, ritrovata poi ieri mattina a Frascati.

Ha imbracciato il fucile e gli ha sparato. O sarebbe morto lui. Una tragedia doppia: un giovane romeno che giace a terra senza vita e una famiglia sotto shock. Tutto è accaduto in una manciata di secondi: l'incontro faccia a faccia con il ladro, lui che punta la pistola, l'istinto di premere per primo il grilletto, il botto, il sangue, l'uomo che stramazza a terra. E poi la caccia ai complici del ladro con un'imponente dispiegamento di uomini e mezzi delle forze dell'ordine. Una nottata di grande tensione. E anche di rabbia.

La ricostruzione
Sono le 19.30 circa quando Sandro Fiorelli, 59 anni, e suo figlio tornano a casa dopo aver chiuso la tabaccheria di famiglia. Pochi minuti d'auto da piazza Marconi per raggiungere la loro villetta in via Decime, nella contrada Valle, a circa settecento metri dal centro. Percorrono il vialetto del giardino, il padre si dirige in garage mentre il figlio sale in casa. Il ragazzo va al secondo piano, dove ci sono le camere da letto. Qui sente dei rumori e capisce che c'è qualcuno. Chiama a gran voce il padre: «Papà, ci sono i ladri». A quel punto l'uomo prende il suo fucile da caccia e si precipita su, si trova il romeno di fronte e spara uccidendolo. Agli inquirenti racconterà poco dopo che il ladro impugnava una pistola e che gliel'aveva puntata contro.

Il colpo
Una frazione di secondo per decidere: spara un colpo colpendo il giovane romeno sotto un'ascella. Mirel Joaca-Bine, 34 anni compiuti a luglio, cade a terra sul viottolo del giardino. Sono attimi molto concitati. Intanto le grida di aiuto e il colpo di fucile richiamano i vicini. Passano pochi minuti e un'auto chiara si avvicina alla villetta: all'interno ci sono due o tre persone. Il tempo di capire che cosa è accaduto e la macchina riparte di gran carriera dileguandosi in direzione della Casilina. Sono i complici del ladro, forse la banda di cittadini di origine romena che imperversa da qualche tempo nel territorio del Sorano. Qualcuno riferisce che quando Fiorelli vede l'auto che si avvicina al cancello spara un secondo colpo in aria.

I soccorsi
Il ladro è a terra, non si muove. Il figlio del tabaccaio chiama il numero d'emergenza 112. Poco dopo nella villetta di via Decime arrivano le pattuglie di carabinieri di Sora e Arpino insieme alla polizia. Sul posto si precipitano anche gli operatori del 118 con un'ambulanza. Per il giovane romeno, però, non c'è più niente da fare. Probabilmente è morto sul colpo. La procura della Repubblica di Cassino avvia subito le indagini, affidandole alla dottoressa Marina Marra che ha disposto l'autopsia sulla salma.

Caccia alla banda
Immediatamente scatta la caccia ai complici del ladro ucciso che con ogni probabilità erano passati a riprenderlo dopo averlo accompagnato. L'ordine viene diramato a tutte le pattuglie della zona: carabinieri e polizia stringono i controlli sulla rete stradale nel tentativo di intercettare l'auto della banda, di colore chiaro secondo alcune testimonianze raccolte subito dopo la tragedia. Le ricerche vanno avanti a oltranza. Si tratta di gente pericolosa che non si fa scrupoli a usare le armi.

Secondo quanto si è appreso, la pistola impugnata da Mirel Joaca-Bine era carica e con il colpo in canna. Avrebbe potuto essere lui a sparare per primo. Intanto Sandro Fiorelli e suo figlio sono sotto shock. Sono stati sentiti subito dagli inquirenti che hanno raccolto le loro deposizioni su quanto accaduto. Il ricordo di ciò che hanno vissuto in quei drammatici momenti non li abbandonerà mai più.

di: Paolo Romano