È una branca della medicina che ha avuto un grande sviluppo negli ultimi cinquant'anni, sia per le nuove scoperte scientifiche, sia per la possibilità da parte degli specialisti di poter usufruire di apparecchiature molto più sofisticate. Parliamo della cardiologia pediatrica il cui progresso ha reso possibile la formulazione di diagnosi e terapie mediche e chirurgiche prima impossibili da realizzare.

Pensiamo ad esempio alla correzione chirurgica di molte cardiopatie congenite o acquisite, o al trattamento medico e/o chirurgico delle aritmie. Da un punto di vista del medico, l'approccio al paziente pediatrico è diverso rispetto a quello che si ha per l'adulto. I bambini, specialmente quelli più piccoli, non sono in grado di riferire i sintomi, per questo occorre la presenza di un genitore che possa supportare il medico nell'esecuzione di un'anamnesi corretta.

Ma, accanto ai progressi della scienza, come in ogni branca della medicina, l'esperienza del medico può fare la differenza, soprattutto quando si parla di cardiologia pediatrica. Lo sanno bene i vertici del Gruppo Ini che per l'ambulatorio di cardiologia pediatrica di Città Bianca hanno scelto uno specialista d'eccellenza. Parliamo del dottor Giovanni Faticanti, medico cardiologo ed ex primario dell'ospedale di Frosinone all'in terno del quale ha prestato servizio per circa 40 anni. Uno specialista che ha sempre messo le sue doti umane e professionali al servizio dei più piccoli.

Una carriera esemplare quella del dottor Faticanti che, raggiunta l'età della pensione, ha deciso non mandare in pensione anche la sua esperienza, continuando ad essere al fianco dei piccoli pazienti e dei loro genitori all'interno del Gruppo Ini. Lo abbiamo intervistato per capire come si opera nell'ambulato rio di Città Bianca e conoscere l'importanza della cardiologia preventiva in età pediatrica.

Dottor Faticanti, quando è auspicabile eseguire un controllo cardiologico in età pediatrica?
«È auspicabile eseguire una visita con elettrocardiogramma e ecocardiogramma in età neonatale. Nei primissimi mesi di vita del bambino la cardiologia preventiva è fondamentale per scongiurare il rischio di SIDS o sindrome da morte in culla, che è più frequente tra uno e cinque mesi e rappresenta una delle cause principali di morte nel primo anno di vita, seppur fortunatamente con un'incidenza molto bassa.
Ma un esame approfondito in età neonatale consente anche di identificare tempestivamente la presenza di disturbi minori o di piccoli difetti».

Ha parlato di SIDS ma le morti improvvise, seppur raramente, si verificano anche tra i giovani da uno a ventiquattro anni. Quali le cause?
«In Italia serve una maggiore prevenzione cardiovascolare, soprattutto trai giovani. Da uno studio che ha coinvolto circa 1000 studenti di età compresa tra i 18 e i 20 anni è emerso che circa il 17%, presenta anomalie elettrocardiografiche che necessitano di ulteriori approfondimenti. Le malattie cardiache prediligono gli adulti e gli anziani. Tuttavia è esperienza comune che, sia pur raramente, morti improvvise si possano verificare in soggetti giovani. Tra i giovani da 0 a 24 anni, le morti improvvise sono 191 all'anno. Di queste, 21 coinvolgono i bambini tra 1 e 4anni, 32 quelli tra 5 e 14 anni e 138 i ragazzi tra 15 e 24 anni. Queste morti in realtà non sono inspiegabili, oggi ne conosciamo perfettamente le cause. Si tratta di una serie malattie, in buona parte di natura genetica (ereditarie), in cui il difetto alla base delle stesse è presente alla nascita ma la malattia si sviluppa successivamente in genere tra i 14 e i 20 anni».

A quali malattie si sta facendo riferimento?
«La lista di queste malattie è lunga. Evidenziamo, tra le altre, cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro, cardiomiopatia ipertrofica, sindrome del QT lungo, sindrome di Brugad, sindrome di Marfan, prolasso della mitrale e altre ancora. Si tratta di "killer silenziosi" perché spesso non danno sintomi eclatanti e non limitano la capacità di svolgere un'attività fisica anche intensa. Hanno tuttavia la temibile caratteristica di poter causare la fibrillazione ventricolare, una sorta di cortocircuito elettrico che paralizza il cuore. Il fatto che si tratti di "killer silenziosi" non significa che non sia possibile identificarli prima che provochino il fatto irreparabile».

Dunque è possibile identificare questi "killer silenziosi", come?
«Da una buona visita medica ed un semplice elettrocardiogramma, l'occhio esperto di un cardiologo nella maggioranza dei casi sa identificarli o almeno sospettarli. Nei casi dubbi si possono fare esami supplementari. Certo non è tutto facile, qualche caso può sfuggire ai controlli, ma, alla luce di quanto esposto, la cardiologia preventiva in età pediatrica può fare la differenza. I controlli poi vanno proseguiti anche quando il bambino inizia a praticare un'attività sportiva.
Anzi, la visita obbligatoria per chi pratica attività sportiva agonistica dovrebbe essere estesa anche a chi fa sport amatoriale».