Omicidio del piccolo Gabriel Feroleto, oggi si torna in aula davanti alla prima Corte d'assise d'Appello di Roma per il padre Nicola, condannato in primo grado all'ergastolo. L'udienza d'appello per la madre Donatella Di Bona, condannata in abbreviato (condizionato a una perizia psichiatrica) a trent'anni, non è ancora stato fissata. Il piccolo Gabriel muore soffocato il 17 aprile del 2019 a poco più di due anni (per la procura) perché piangeva. In manette finiscono prima la madre di Piedimonte e poi il padre Nicola di Villa Santa Lucia.
Indagini difficili, affidate ai carabinieri e coordinate dai pm Bulgarini e Maisto: falsi alibi, ritrattazioni, accuse reciproche.

I genitori scelgono riti diversi. Donatella (rappresentata dagli avvocati Cucchi e Prospero) ascoltata in dibattimento come testimone del processo a carico di Nicola, racconta come avrebbe ucciso il figlio. Lui, invece, nega sempre. Per il padre viene disposto l'ergastolo, l'interdizione dai pubblici uffici e una provvisionale di 50.000 euro per nonna Rocca e Luciano (che insieme alla bisnonna Maria si sono costituiti parte civile con gli avvocati Scerbo, Corsetti e Montanelli). Nelle motivazioni della sentenza a carico di Nicola, ora assistito dall'avvocato Cardillo Cupo, l'uomo sarebbe rimasto indifferente alla lotta del piccolo che cercava di divincolarsi dalla madre, accanto a lui. La difesa deposita l'appello: a non convincere l'avvocato Cardillo Cupo le "troppe verità" emerse.