Morte sul lavoro di Fabrizio Pietropaoli, originario di Morolo. La Procura di Roma, sezione specializzata nella repressione dei reati che nascono dagli infortuni sul lavoro, ha iscritto nel registro degli indagati otto persone, tra le quali il committente dei lavori, l'appaltatore e sub appaltatore, il responsabile della sicurezza sul cantiere. L'attenzione della Procura è rivolta anche alle aziende produttrici del ponteggio e del carrello. Perché è vero che sembra non siano state adottate misure di sicurezza (Pietropaoli pare non fosse imbracato), ma sembrerebbe che il carrello che si è capovolto potrebbe aver evidenziato un difetto di fabbricazione o comunque un malfunzionamento dovuto a una cattiva manutenzione. Si sta anche indagando sul perché il cantiere, dove già si era registrata una morte sei mesi prima, fosse tornato a pieno regime.

La morte di Pietropaoli ha lasciato tanto dolore e tanti perché nei familiari. «Non vogliamo vendetta, siamo consapevoli che nessun risarcimento ci restituirà un padre, un fratello, un marito». Daniela Pietropaoli, la sorella di Fabrizio, l'operaio morto il 30 settembre scorso, vittima di un incidente sul lavoro a Roma, in un cantiere all'Eur, ha una voce commossa, piena di dolore, ma anche incisiva, convinta. Un dolore che non passerà mai ma ha trovato la forza per far sentire la sua voce. Una voce che chiede solo che venga fatta giustizia e che quello che è accaduto a suo fratello e alle tante, troppe, vittime sul lavoro (le ultime l'altro ieri ) non accada più.

«In tre anni ho perso mia madre, mio padre e ora mio fratello. Un dolore grande per tutti noi familiari. I danni psicologici non si possono conteggiare. Penso anche a mia cognata, a mio nipote. Noi vogliamo solo giustizia, non vendetta». Pietropaoli tiene a ribadire che «Non vogliamo assolutamente puntare il dito contro il datore di lavoro di mio fratello. Anzi, ha sempre garantito sicurezza sui cantieri, e ha sempre avuto un buon rapporto con Fabrizio, era come un figlio per lui.
Chiediamo magari una risposta da chi ha montato il ponteggio. Non dico che forse mio fratello non abbia fatto qualche mossa avventata, ma non si può concepire che un cestello che si trovi fino a quell'altezza non abbia una protezione più idonea, forse doveva essere concepita una sorta di gabbia. La morte di mio fratello non deve essere vana, ma deve essere l'ulti ma, anche se continua purtroppo la scia di morti sul lavoro».

La donna ci racconta che durante la pausa dal suo lavoro va a fare un giro tra i cantieri di Frosinone "in giro tra i palazzi per vedere come sono fatti i cestelli".
Infine il suo rammarico. «I sindacati cosa stanno facendo? volevano fare proposte nelle sedi preposte, ma dove sono finiti adesso? La sicurezza sul lavoro è importante. Non si può e non si deve rimanere in silenzio. Ho dato incarico all'avvocato Giampiero Vellucci di seguire tutte le fasi del processo affinché sia io che gli altri familiari possiamo ottenere la giustizia che merita Fabrizio».