La scusa era quella di portare la lavatrice in casa di una donna. Ma quella è stata l'occasione per tentare un approccio sessuale nei confronti di lei, allora venticinquenne. Nonostante il diniego della vittima e la presenza nell'abitazione dei figli minori della stessa, l'uomo aveva cercato di violentarla, offrendole persino 50 euro.

Ieri, il tribunale di Frosinone (presidente Francesco Mancini, a latere i giudici Silvia Fonte-Basso e Francesca Proietti) ha condannato l'imputato, E.F., 35 anni, di Anagni a una pena di due anni. Nei suoi confronti, il pubblico ministero Samuel Amari aveva chiesto tre anni, considerando lineare la ricostruzione offerta dalla vittima, suffragata anche dalle dichiarazioni, ricevute in modalità protetta dalla dirigente psicologa della squadra mobile di Frosinone, di uno dei figli della donna, residente al centro del capoluogo.

A sostegno della denuncia della donna anche la certificazione medica. Il collegio ha ritenuto equivalenti le attenuanti rispetto alla recidiva contestata. Il 12 gennaio del 2019, l'uomo, finito pure agli arresti domiciliari, era riuscito a introdursi in casa della donna «approfittando dell'inesperienza della figlia minore». Così, stando alle accuse, con violenza, aveva compiuto una serie di atti per costringere la vittima «a compiere o subire atti sessuali: in particolare, nonostante il diniego della persona offesa di avere un rapporto sessuale anche dietro pagamento della somma di 50 euro e l'invito della stessa a lasciare il proprio appartamento, la afferrava energicamente alzandola di peso e trascinandola nella stanza da notte, dove la gettava sul letto incurante delle sue grida di aiuto e le abbassava i pantaloni della tuta, tirandole altresì i capelli e tappandole la bocca con la mano o premendola sul letto».

Alla fine l'uomo avrebbe interrotto l'azione «a causa delle resistenze della vittima». Allo stesso anagnino erano imputate anche le lesioni avendo procurato alla malcapitata, stando alle accuse, uno stato ansioso, dei traumi contusivi alla coscia e al polso sinistro, nonché dietro un orecchio, ferite multiple alla bocca e in testa per averle strappato i capelli. La donna si era fatta refertare al pronto soccorso con prognosi di dieci giorni.

L'uomo difeso dagli avvocati Rosario Grieco e Antonio Mastrangeli ora farà appello contro la condanna. Per lui anche l'interdizione dai pubblici uffici e la sospensione della potestà genitoriale. La donna, invece, si è costituita parte civile attraverso l'avvocato Luigi Tozzi.