Processo "Sloe Avenue", proposte choc delle difese. Si era ipotizzata persino una battuta d'arresto per il processo aperto sugli investimenti finanziari della Segreteria di Stato a Londra. Anzi, sulle transazioni sospette in Vaticano che avrebbero portato direttamente gli inquirenti al "famoso" palazzo in Sloe Avenue 60, acquistato in due fasi a Londra dalla Segreteria di Stato vaticana e costato circa 350 milioni.
Un'inchiesta che ha portato prima alla sospensione di alcune figure chiave, tra le quali anche Tommaso Di Ruzza, responsabile dell'organismo della Santa Sede per la lotta al riciclaggio.

Poi all'apertura del delicato processo in corso. Dieci, in tutto gli imputati, tra i quali monsignor Angelo Becciu, insieme al personale ecclesiastico e laico della Segreteria di Stato vaticana. Gli avvocati dei dieci imputati, tra i quali anche l'aquinate Tommaso Di Ruzza, hanno chiesto tra le altre cose di visionare i video degli interrogatori di monsignor Alberto Perlasca (testimone principale), evidenziando vizi procedurali.
E chiedendo di annullare il processo. Proprio nell'udienza di ieri, la terza, il presidente del tribunale vaticano Giuseppe Pignatone ha deliberato. Chiara l'ordinanza con la quale si obbliga «la parziale restituzione degli atti al promotore di giustizia limitatamente ad alcuni imputati».

Tra questi anche all'aquinate limitatamente al capo d'imputa zione "c", ovvero all'ipotesi di peculato: come se per la stessa ipotesi, il processo ripartisse da zero.
Oltre alla parziale restituzione all'ufficio del promotore di giustizia degli atti (per una parte degli imputati e per una parte dei reati), il tribunale ha anche disposto che si proceda «al deposito degli atti che risultano mancanti» entro il 3 novembre, a partire dai richiesti interrogatori di monsignor Perlasca. Poi si tornerà nell'aula dei Musei vaticani il prossimo 17 novembre.

Le ipotesi
Sott'accusa nella vasta inchiesta "Sloe Avenue" lo ricordiamo anche l'aquinate Tommaso Di Ruzza, ex componente dell'authority finanziaria per l'antiriciclaggio del Vaticano. A Di Ruzza, allora a capo dell'Aif (ora Asif), l'Autorità di supervisione e informazione finanziaria, vengono contestate ipotesi di peculato, abuso d'ufficio e violazione del segreto d'ufficio. Le indagini sono partite nel luglio del 2019 su denuncia «dell'Istituto per le opere di religione e dell'ufficio del Revisore generale, in piena sinergia tra l'ufficio del promotore e la sezione di polizia giudiziaria della Gendarmeria». Le difese, tra le quali gli avvocati Roberto Borgogno, Ester Molinaro, Fabio Viglione, sono determinate. Per il cardinale Becciu si procederà a nuovi interrogatori in merito ai reati di subornazione e peculato.