Il processo per l'ammodernamento della Monti Lepini finisce in prescrizione. Il tribunale di Frosinone la dichiara per tutti gli imputati persone fisiche, mentre il processo andrà avanti per accertare la responsabilità amministrativa nel reato delle ditte Delta lavori e Tema sas. Così decide il collegio presieduto dal giudice Marta Tamburro. L'udienza di ieri inizia con un'istanza dell'avvocato Domenico Marzi per far dichiarare dal tribunale il decorso dei termini di prescrizione. Le altre difese si associano, così come il pm Adolfo Coletta che dichiara che, in caso di requisitoria, avrebbe concluso per la prescrizione.

Il tribunale decide così per lo stralcio, separando le posizioni degli imputati da quelle delle società, dovendo il collegio accertare la responsabilità amministrativa nel reato contestata a Delta lavori spa e alla Tema sas, dal momento che - osserva il presidente - la prescrizione dei reati contestati alle persone fisiche non preclude questo accertamento.

Il pm rappresenta al collegio che, nelle more del procedimento, è deceduto Mauro Tersigni, legale rappresentante della Tema sas per verificare se la società «è ancora attiva e operante».
Lo stesso pm chiede di completare l'istruttoria con l'escussione dell'ex consigliere Paolo Lacava, a sua volta deceduto, di cui chiede di produrre le dichiarazioni e la sentenza passata in giudicato. A quel punto l'avvocato De Santis, per la Delta, avanza istanza di nuove richieste istruttorie e chiede un termine che il tribunale gli concede.
Prossima udienza il 7 dicembre per proseguire contro le due società rimaste.

Le accuse
Turbativa d'asta e corruzione erano i reati contestati all'ex sindaco di Frosinone Michele Marini, all'ex responsabile del procedimento, l'allora dirigente del settore Urbanistica del Comune capoluogo Matteo Capuani, all'imprenditore della Delta lavori (che si aggiudicò i lavori) Alberto La Rocca, ai suoi collaboratori, Mauro Tersigni (nel frattempo deceduto) e Andrea Alonzi, al commercialista Beniamino Di Fazio, difesi dagli avvocati Marco Antonio Ottaviani, Dario De Santis, Vittorio e Antonio Perlini, Antonio Radice, Manuela Lancia, Manlio Prioreschi e Domenico Marzi. Per tutti il collegio ha dichiarato la prescrizione. Parti civili il Comune di Frosinone con l'avvocato Francesco Tarsitano, la Regione Lazio, con Sergio Usai, che ora escono dal procedimento penale.

L'inchiesta
La questione ha origine da una costola dell'inchiesta sul centro Forum di piazzale Europa, conclusasi anch'essa con la prescrizione dei reati principali. In pratica da un appunto con dati riferibili all'appalto sulla Monti Lepini vennero attivate le indagini. Intercettazioni telefoniche (famosa quella in cui La Rocca si sarebbe spacciato per lo scrittore Tommaso Landolfi per chiedere un appuntamento a Michele Marini durante la campagna elettorale per le comunali), perquisizioni, sequestri documentali e verifiche sui conti bancari sono stati gli atti condotti dagli uomini dei carabinieri e dalla guardia di finanza per far luce sui lavori di messa in sicurezza della strada.

L'ipotesi del sostituto procuratore Adolfo Coletta, che ha coordinato le indagini, è che per favorire la ditta Delta sarebbe stata promessa una tangente, del 4% dell'intero valore dell'appalto, che era di quasi 10 milioni di euro. Dagli accertamenti è emerso, però, che non sarebbe stata mai pagata. Gli imputati, peraltro, hanno sempre respinto le accuse.

L'inchiesta ebbe grande risonanza mediatica quando, nel 2012, all'indomani del ballottaggio per l'elezione del sindaco di Frosinone, i carabinieri la guardia di finanza effettuarono una perquisizione negli uffici comunali. Le indagini proseguirono con una serie di accertamenti bancari, finché nell'ottobre del 2014 venne recapitato agli indagati l'avviso di conclusione delle indagini preliminari. Il 3 luglio dell'anno seguente venne fissata l'udienza preliminare, mentre il rinvio a giudizio venne disposto l'11 novembre 2015. Uno solo scelse di patteggiare, l'ex consigliere comunale Paolo Lacava, a un anno e undici mesi. Tutti gli altri sono andati a giudizio. Il processo è cominciato il 31 maggio del 2016.

La Corte dei conti
Un altro capitolo della vicenda riguarda i rilievi contabili. Nell'aprile del 2018, peraltro, con un'ordinanza la Corte dei conti ha congelato il procedimento aperto in attesa di conoscere gli esiti del processo. Tenuto conto che, fino a quel momento, non c'erano elementi probatori per poter concludere con una sentenza di condanna. La richiesta iniziale della procura regionale della Corte dei conti era di un danno erariale di 1.682.507 euro. Ora la Corte potrà riattivare il procedimento.

Gli scenari
Ora si attendono le motivazioni della sentenza per valutare il proseguo. Se ci sarà appello o se il caso terminerà qui. A quel punto il Comune di Frosinone dovrà valutare se proseguire l'azione civile nei confronti degli imputati. Da tenere conto che un contenzioso civile tra Comune e delta lavori è già in piedi. Al momento resta impregiudicata in sede civile come in quella contabile ogni ulteriore azione.