Lo stabilimento Fca Cassino Plant si ferma e per gli operai scatta prima il "senza lavoro" e poi la "solidarietà". Ieri mattina alle 9.30 Stellantis ha comunicato il "senza lavoro" per mancanza materiale al montaggio e collegati. Da quell'ora lo stabilimento si è bloccato. Sono trascorse tre ore e, dopo che gli operai sono stati mandati a casa, un'altra doccia fredda: i materiali non arrivano pertanto la fabbrica resterà ferma anche oggi e lunedì. Gli operai torneranno a varcare i cancelli della fabbrica solo martedì.

«Stellantis ha comunicato che il giorno 1(oggi ndr) e il 4 lo stabilimento è in Cds" si legge in una comunicazione inviata alle Rsa di stabilimento: significa cioè che scattano i contratti di solidarietà. Non solo i semiconduttori: a venir meno sono stati anche altri materiali come le viti di fissaggio alternatore motore.
La mancanza di materiale e il nuovo stop per i lavoratori aggrava la vicenda di Stellantis e del suo indotto che già risente della crisi dovuta alla flessione delle vendite e all'incertezza del futuro.

Il grido d'allarme
Per questo motivo, dopo la levata di scudi dei sindacati confederali Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm ieri sulla vicenda è intervenuta anche l'Ugl nel corso di un apposito incontro che si è svolto a Piedimonte. Il segretario Gerardo Minotti e il responsabile Stellantis Mario Cavacece hanno annunciato battaglia esprimendo preoccupazione profonda nei confronti di quanto sta accadendo al settore automotive in Italia che, con la nascita della nuova holding, appare sulla via di una crisi irreversibile dopo i tagli pesanti alle risorse, ai posti di lavoro, agli stipendi e la dislocazione all'estero di linee di produzione.

L'11 ottobre è prevista una riunione al Ministero: «Stellantis deve chiarire quale futuro ha in mente per lo stabilimento di Piedimonte e per gli altri siti italiani. I segnali non sono affatto incoraggianti - spiegano Minotti e Cavacece - e vanno nella direzione sbagliata: oggi a Cassino Plant abbiamo tremila dipendenti con contratti di solidarietà che percepiscono stipendi bassi. Non si produce più a ciclo continuo da quando il turno notturno è stato soppresso, la sola Maserati Grecale non basta, occorrono altri segmenti ad alto volume se si vuole davvero tenere aperto lo stabilimento. Oggi - continuano i due sindacalisti Ugl - tutti si riempiono la bocca parlando di elettrificazione come il futuro dell'automotive. Noi pretendiamo che si parli invece del presente e che qualcuno si faccia carico dei problemi attuali degli addetti i quali oggi hanno bisogno di stipendi più alti e di certezze per arrivare a fine mese.
Dopo aver risolto questi problemi possiamo anche parlare di futuro».

Peso politico "sbilanciato"
L'Ugl metalmeccanici chiede l'intervento diretto del Governo: «Vorremmo ricordare che Stellantis ha al suo interno il governo francese con una quota del 10%, che finanzia e detta i tempi e i modi dei nuovi investimenti, favorendo il proprio territorio a scapito di quello italiano.
Occorre un intervento di Draghi e Giorgetti per pareggiare il peso politico all'interno dell'azienda ed evitare ulteriori penalizzazioni al nostro comparto. A noi fanno piacere i tanti tavoli permanenti che si sono aperti ma soltanto un intervento pesante del nostro premier e del ministro può arginare la deriva».

Duro anche il commento del segretario provinciale Ugl Frosinone Enzo Valente: «Il tavolo permanente di confronto su Stellantis va bene ma è opportuno capire a cosa è finalizzato. L'azienda non potrà mai garantire i livelli occupazionali delle precedenti gestioni. Occorre pensare a un'economia diversa che non si basi solo sull'automotive, sfruttando le risorse del Pnrr, seguendo le indicazioni che il piano stesso fornisce per rendere più attrattivo il nostro territorio».