Le diplomazie sono al lavoro, ma gli spazi di manovra sono strettissimi. In ogni caso fino al 15 ottobre ci sarà tempo per trovare una soluzione condivisa. Altrimenti sarà frattura. Prima ancora di cominciare. Parliamo del Consorzio industriale regionale unico. Il tema del contendere è la nomina dei consiglieri di amministrazione, in particolare di quello che dovrà essere indicato da Unioncamere Lazio. Nel frattempo bisognerà pure indicare il collegio dei revisori, ma questo è un aspetto di competenza del consiglio regionale e non ci saranno problemi. Il nodo vero è l'alzata di scudi di Giovanni Acampora, presidente della Camera di Commercio di Latina e Frosinone.

Lo scontro
I membri del consiglio di amministrazione del Consorzio unico sono 5. Intanto il presidente dell'ente Francesco De Angelis. Il quale dovrà indicare altri 3 rappresentanti, i presidenti dei Consorzi industriali che hanno dato vita alla fusione. Vale a dire quelli di Roma-Latina, Rieti-Viterbo e Sud Pontino. C'è anche il Cosilam, ma il presidente Marco Delle Cese potrebbe essere tenuto in considerazione per altri ruoli nell'ambito del Consorzio industriale unico. Il punto, come questo giornale ha scritto nell'edizione di lunedì 27 settembre, riguarda la designazione di Unioncamere Lazio. Unindustria e Federlazio lo rivendicano, ma Giovanni Acampora ha puntato i piedi. Illustrando le ragioni della sua durissima presa di posizione. Per Acampora è fondamentale sottolineare che la designazione da parte di Unioncamere Lazio deve avvenire per conto delle Camere di Commercio. Vuol dire che le tre Camere del Lazio devono essere tutte d'accordo.

E una decisione presa a maggioranza avrebbe inevitabilmente il sapore di un blitz. Ma nella riunione dei giorni scorsi Acampora ha altresì ribadito i... numeri. E le percentuali. Premettendo che il Consorzio unico ha come soci i soci dei precedenti Consorzi. Non gli ex Consorzi. La partecipazione azionaria è evidente. La Camera di Commercio del Basso Lazio è il socio di maggioranza relativa con il 10,71% delle azioni. Il secondo socio è il Comune di Frosinone con il 4,88%. Federlazio ha il 3,91% tra Assoper Federlazio, Federlazio e Federlazio Frosinone. Unindustria ha l'1,65% tra Unindustria Frosinone, Unindustria Lazio e Unindustria Rieti. Il Comune di Roma ha il 3,5% delle azioni, quello di Latina l'1,63%. Tutti gli altri soci hanno meno dell'1%.

Il ragionamento di Acampora è così sintetizzabile: come si fa a lasciare fuori dal cda il socio di maggioranza relativa? Vero che tocca formalmente a Unioncamere indicare il seggio nel cda, ma se quel posto è stato previsto per il sistema delle Camere di Commercio, allora va tenuto presente che il Basso Lazio ha investito più di tutti nel progetto del Consorzio unico. Fatto sta che la discussione si è arenata, Giovanni Acampora ha lasciato il tavolo e lo stallo è totale. Rinviato l'insediamento del consiglio di amministrazione stesso. Ma bloccato pure l'iter, perché la costituzione del Consorzio unico dal notaio è slittata.

Geografie e scenari
C'è poi il tema della rappresentanza geografica, in particolare di Roma. Sullo sfondo però il braccio di ferro è "politico". Nel senso: conta di più l'ottava Camera di Commercio d'Italia (socio di maggioranza del Consorzio) oppure le logiche "geopolitiche" prevalenti con assetti diversi, che però non sono quelli attuali? Il tema è essenzialmente questo. Perché un conto sono enti nei quali la Capitale ha storicamente avuto ogni tipo di maggioranza, altro discorso è il Consorzio unico. Dove il Basso Lazio ha una maggioranza azionaria perché ci ha creduto di più e meglio. E dove peraltro i territori sono rappresentati, visto che ci sono i presidenti dei Consorzi che hanno proceduto alla fusione: Roma-Latina, Rieti-Viterbo e Sud Pontino. Francesco De Angelis è sicuramente un esponente della provincia di Frosinone (Asi), ma come presidente del Consorzio unico rappresenta tutti. Perfino la Regione Lazio se vogliamo, visto che è stato l'ente della Pisana a dare il via all'intera operazione.

Anche da un punto di vista geografico le rivendicazioni del Basso Lazio hanno una loro validità sostanziale. È per questo che Giovanni Acampora è salito sulle barricate. Peraltro nella complessa e delicata fase della fusione la Camera di Commercio Frosinone-Latina è stata decisiva. Sul piano numerico ma pure su quello della mediazione.

Cosa può succedere adesso
In volo si sono alzate le colombe, ma sopra il cielo del Consorzio unico volteggiano soprattutto i falchi in questa fase. Non sarà semplice trovare una soluzione. Ma è possibile che la Camera di Commercio del Basso Lazio eserciti il ruolo di socio di maggioranza "soltanto" in assemblea, come magari qualcuno vorrebbe? Sicuramente sì, ma altrettanto sicuramente in aula la Camera di Commercio del Basso Lazio potrebbe aggregare anche altri soci. Insomma, potrebbe mettersi di traverso. E allora c'è un'altra domanda da porsi: ma che senso ha disseminare di mine il percorso di un ente, il Consorzio unico, nato con l'obiettivo dare una scossa all'intero sistema industriale del Lazio?

E per quale motivo se le province di Frosinone e Latina hanno una maggioranza azionaria, devono comunque tenere il freno a mano tirato. La posta in palio è naturalmente altissima e riguarda anche e soprattutto i successivi rapporti di forza tra la Capitale e le province. Tenere fuori la Camera di Commercio del Basso Lazio dal consiglio di amministrazione sarebbe una forzatura che innescherebbe un inevitabile effetto domino. Se ne sono resi conto anche alla Regione Lazio. Per questo fino al 15 ottobre le diplomazie proveranno a trovare una soluzione. Infine, c'è anche una partita a scacchi giocata sull'orlo di una crisi di nervi. Sul terreno dei rapporti con la Regione Lazio. E sicuramente la Camera di Commercio del Basso Lazio non intende restare con il cerino in mano.