Operazione "Acqua Nera", gli indagati rispondono al gip. Quasi tutti. Quattro dei cinque destinatari delle misure richieste dal pm De Franco e disposte dal giudice Sodani hanno deciso di raccontare le loro verità. E alcuni hanno anche depositato copiosa documentazione. A parlare - per diverse ore - sono stati Riccardo Bianchi, presidente del Consiglio di Amministrazione e amministratore delegato della AeA spa; Roberto Orasi, amministratore di fatto della stessa e Amedeo Rota, responsabile degli impianti Cosilam gestiti da AeA (ai domiciliari).

Ma anche Laura Paesano, project manager della società, con obbligo di dimora. Invece Jessica Bartolucci, responsabile dell'impianto (destinataria di un divieto di dimora) ha preferito avvalersi della facoltà di non rispondere. Le difese - gli avvocati Sandro Salera, Paolo Marandola, Domenico Marzi, Gianluca Giannichedda, Piero D'Orio e Giuseppe Igliozzi - hanno anche avanzato richieste di attenuazione delle misure. Una giornata densa, con i vertici di AeA ascoltati in due tranche, per consentire di poter celebrare anche altre udienze preliminari.

I quattro che hanno scelto di rispondere non solo hanno rigettato le accuse, ma - sembrerebbe - avrebbero anche sostanziato quanto riferito in aula con documenti poi depositati per controbattere a quanto rilevato dalla magistratura che ha definito i responsabili come «inerti» davanti allo scempio ambientale, a quei valori oltresoglia di metalli e altre sostanze che finivano direttamente nelle acque di rio Pioppeto. Tra i documenti prodotti, ad esempio, le oltre quaranta denunce presentate dai vertici di AeA - nella persona del presidente Bianchi - quando si creavano situazioni di pericolo o malfunzionamenti. Bianchi avrebbe spiegato di aver fatto ciò che era in suo potere fare, argomentando in oltre due ore.

I legali hanno alzato le linee difensive, avvalendosi di produzioni documentali corpose. E ora si attende la decisione del giudice.
Intanto l'indagine affidata al Nipaaf (agli uomini del tenente colonnello Vitantonio Masi) non è affatto conclusa. I controlli e le verifiche continuano, mentre il depuratore sottoposto a sequestro preventivo e affidato a un amministratore giudiziario resta in funzione. I riscontri sono tutt'altro che conclusi.