Occupa un alloggio di edilizia residenziale pubblica, nonostante lui e sua moglie fossero intestatari di altri beni immobili sparsi tra Terracina, Alatri e Collepardo: per questa ragione il Comune gli revoca l'assegnazione dell'appartamento e gli intima di lasciare libera la casa entro 180 giorni.

È quanto emerso dopo un'attenta verifica effettuata dal settore urbanistico-edilizio, che sta mettendo mano ad un groviglio, quello delle abitazioni pubbliche, che per 35 anni non è stato mai affrontato, generando situazioni intricate e complesse. Infatti a seguito dell'accertamento straordinario per la regolarizzazione degli inquilini ancora in possesso dei requisiti necessari per la permanenza nelle case assegnate a loro tempo, l'inquilino in questione ha dichiarato in passato (nel 2012 e nel 2015) di non possedere altri patrimoni immobiliari, né lui né sua moglie.

Ulteriori verifiche, fatte dal Comune sulla veridicità delle dichiarazioni rese, hanno invece portato a scoprire una realtà diversa: l'uomo risultava essere, all'epoca delle dichiarazioni, proprietario per metà di un immobile sito nel territorio di Terracina, mentre la coniuge era proprietaria dell'altra metà e, inoltre, era intestataria di un immobile nel centro di Alatri e di altro edificio a Collepardo.

Insomma, alla data del 2015, l'uomo non aveva, scrive il responsabile comunale in una determina, "La permanenza dei requisiti richiesti per l'assegnazione dell'alloggio Erp di proprietà comunale". Per tale ragione, il Comune ha annullato l'assegnazione fissando in 180 giorni, a partire dalla notifica dell'atto, il termine entro il quale la famiglia deve lasciare libero l'appartamento occupato "sine titulo" e riconsegnare le chiavi al Comune.

Fino ad allora, l'uomo dovrà continuare a corrispondere il canone di locazione mensile, determinato da una nota comunale dello scorso 29 giugno, e quantificato in 252 euro. Dopo di che la casa verrà riassegnata a chi ne avrà diritto.