Udienza Mollicone, si torna nella sede consona per celebrare il processo, quella di piazza Labriola: fino a ieri infatti il processo aveva avuto luogo in ateneo per le stringenti misure anti-Covid. Troppe le parti coinvolte ma anche troppa l'emozione. E ieri, con testimonianze andate avanti fino a tarda sera, la tensione è diventata tangibile. Quei "non ricordo" o quei dettagli "saltati fuori" dopo vent'anni sono diventati spunto di contestazioni, a volte feroci: dettagli importanti per le parti, sia accusa che difesa, che in alcuni casi sono diventati pure motivo delle richieste di rimettere gli atti in procura.

L'ex fidanzata
A deporre ieri in aula, tra i numerosi testimoni, anche l'allora fidanzatina di Marco Mottola, Laura. «Prima non mi calcolava, poi nel 2002 ci fidanzammo. Mi mandò dei fiori a casa» ricostruisce. Una cotta adolescenziale, di quelle che però si ricordano perché intense, fatte di "inutili sofferenze". Nel maggio del 2002, proprio per il suo legame con Marco (che ricordiamo insieme al padre Franco, ex maresciallo della caserma di Arce, alla madre e ai due ufficiali Quatrale e Suprano è imputato per la morte di Serena Mollicone) venne ascoltata dalla polizia. Qualche giorno prima, anche Marco era stato ascoltato.

«Eravamo fidanzati da poco. Marco mi chiama e mi dice: "Mi hanno ascoltato e domandato dove fossi la mattina di quel 1° giugno. Ho detto alla polizia che non ricordavo, al massimo ho detto che se quel giorno stavo al bar, stavo con te"» racconta Laura. «Non dissi nulla prosegue Ma ascoltata dalla polizia non ho confermato: io ero a scuola». Incalzata dalle domande precisa: «Io non dissi nulla, lui non aggiunse altro». «Non mi chiese mai di mentire». Poi evidenzia: «Parlammo della storia di Serena, mi disse che era dispiaciuto, che era stato accusato lui. Ne parlammo prima del suo trasferimento a Teano». La deposizione è lunghissima, le domande sono tantissime: ogni dettaglio potrebbe fare la differenza. Ma dopo vent'anni non è facile. Gli avvocati delle parti civili e quelli degli imputati sono attentissimi.

I ricordi dell'amica
Ascoltata in mattinata anche un'amica, Elisa, che dà una collocazione precisa di Marco fuori dalla caserma in quella mattina in cui Serena scompare: «Alle 11.45 Marco arrivò con un amico ai giardinetti, poco dopo io sono andata via». Ma, anche in questo caso, le contestazioni sono tante e l'escussione difficile. Ancora di più quella di un altro amico che racconta in aula di aver visto Serena e Marco litigare la sera della festa patronale, affermazioni rese sembrerebbe dopo troppo anni: valanga di contestazioni. Proprio quella stessa sera, però, un altro raccolto questa volta da parte della cugina di Serena, Alessandra Fraioli la collocherebbe alla festa patronale di S. Eleuterio.

«Serena era preoccupata due giorni prima che facesse perdere le proprie tracce. La incontrai, da sola, la sera del 29 maggio 2001 in occasione della festa patronale.
L'abbracciai ma ebbi la sensazione che fosse turbata.
Non ho capito, all'e p oca, le ragioni del suo turbamento». Forti, anzi fortissime le reazioni e le relative contestazioni: perché non raccontare questo dettaglio nell'immediatezza ma dopo alcuni anni e ribadirlo ieri? Per i pm Siravo e Fusco comunque un tassello chiave; per la difesa dei Mottola una ricostruzione tardiva e non fondamentale.

Tuzi e le registrazioni
Nella prima parte dell'udienza, però, un altro elemento importante: le registrazioni ambientali di quello che il brigadiere Tuzi e Quatrale si dissero in auto ma anche l'interrogatorio prima del confronto in procura. Mancherebbe un pezzo di registrazione: oltre un minuto. «Il nastro si interrompe bruscamente, come se non fosse stato rimesso» spiega in aula il perito fonico.
Non solo. Sotto la lente anche alcune espressioni dialettali che saranno oggetto di ulteriori perizie in grado forse di chiarire passaggi importanti. Richiesta la riproduzione dell'intercettazione ambientale in aula.