Un sistema per contrastare l'invio di droni verso il carcere. È una delle misure decise per evitare che quanto accaduto domenica pomeriggio nella casa circondariale di Frosinone, quando un detenuto ha sparato verso altri detenuti, possa ripetersi.
Se da una parte l'inchiesta avviata dalla procura di Frosinone e coordinata dal sostituto Adolfo Coletta va avanti, dall'altra non si placano le polemiche sulla sicurezza all'interno di un penitenziario già teatro di fatti eclatanti (dai voli di altri droni ai rinvenimenti di droga e telefoni, dalla rivolta per le restrizioni Covid agli omicidi, fino al rogo costato la vita a un recluso per non parlare poi delle evasioni di Alessandro Menditti e di Cesare Battisti, quest'ultima, però, dalla vecchia sede di piazza Risorgimento).

I punti fermi nella ricostruzione sono diversi. Ci sono le telecamere di sorveglianza ad aver immortalato il drone che plana verso una cella e, attraverso una rete divelta, finire nelle mani di Alessio Peluso, 28 anni, napoletano di Miano, l'uomo accusato di tentato omicidio plurimo e già trasferito in un'altra struttura detentiva. Le indagini condotte da squadra mobile e polizia penitenziaria hanno per messo di individuare chi ha curato la spedizione con il drone: si tratta di un frusinate indagato ora per favoreggiamento. Il resto lo diranno le perizie sull'arma, una pistola 7,65 semiautomatica con matricola abrasa, e sul piccolo velivolo.

Accertamenti pure sui bossoli ritrovati e sulle traiettorie per verificare se Peluso abbia sparato con l'intenzione di uccidere o semplicemente a scopo intimidatorio. Sul punto, Carmelo Cantone provveditore dell'amministrazione penitenziaria di Lazio, Abruzzo e Molise ha dichiarato: «Se si tratta di colpi dimostrativi o se voleva effettivamente colpire qualcuno, questo tocca agli inquirenti stabilirlo». Al tempo stesso, parlando del drone, ha aggiunto di non nutrire troppe speranze su una piena ricostruzione dell'accaduto da parte dei protagonisti: «Non sappiamo come è entrato in carcere e lui non ce lo dirà. Si era già rifiutato di dirci come era entrato in possesso dell'arma, ma dalle immagini delle telecamere, si è visto il momento in cui lui preleva l'arma attraverso la finestra».

Il capo del Dap, il dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ha annunciato Bernardo Petralia: «tutto quello che si può fare come Dap, come impiego di personale e risorse lo faremo sin da domani». Lo stesso Petralia si è detto ben conscio della situazione: «Il problema dei droni è ben presente al Dap». Da qui l'idea di utilizzare un sistema già sperimentato in un carcere dell'Italia del Sud per creare una sorta di scudo anti droni. Tra l'altro c'è un gruppo di lavoro incaricato di trovare la soluzione più avanzata da un punto di vista tecnologico per fronteggiare il problema. Gennarino Di Fazio, segretario della Uilpa ha detto: «Le strumentazioni esistono, sono poco costose, portatili e di semplice e immediato posizionamento». Secondo lo stesso sindacalista «il gravissimo episodio conferma, palesemente, quel che diciamo da tempo e, cioè, che le carceri sono fuori controllo a dispetto del sacrificio delle donne e degli uomini del Corpo di polizia penitenziaria».