Omicidio Liburdi, arrivata la sentenza di primo grado.
Pena dimezzata per Matteo Verdicchio. Ieri il gup presso il tribunale di Frosinone ha scritto la parola fine, nel primo grado di giudizio, a una vicenda che aveva sollevato notevole sgomento negli abitanti di Patrica, Giuliano di Roma, Frosinone.

Patrica dove è successo il fatto, Giuliano di Roma dove abitava Michele Liburdi colpito ripetutamente il 22 luglio 2018, a seguito di una lite scaturita da futili motivi, da Matteo Verdicchio, 26 anni, del capoluogo, accusato di omicidio preterintenzionale. Il pm aveva chiesto 8 anni, con il rito abbreviato, il giudice ha dimezzato la pena a 4 anni e 5 mesi.

Il giovane è difeso dall'avvocato Giampiero Vellucci, mentre i familiari della vittima si sono affidati agli avvocati Nicola Ottaviani e Marco Maietta. Il giudice ha, inoltre, stabilito una provvisionale immediatamente esecutiva di 250.000 euro per i genitori e il fratello di Liburdi da parte di Verdicchio.

I fatti
Stando alle accuse vicino a un bar sulla Monti Lepini a Patrica, una violenta discussione è sfociata tra la vittima e il frusinate. Stando alle accuse, Verdicchio è riuscito a salire sul corpo di Liburdi e a colpirlo violentemente a più riprese, cagionando lo spappolamento della milza con conseguente shock emorragico. La corsa disperata in ospedale con un'ambulanza non è riuscita purtroppo a scongiurare, attorno alle ore 13 del 22 luglio di tre anni fa, la morte del giulianese.

Nel corso del processo che si è svolto secondo le forme del rito abbreviato condizionato all'espletamento della perizia medico legale, sono sfilati ben quattro periti, uno nominato dal pubblico ministero, uno dalla difesa di parte civile rappresentata dagli avvocati Marco Maietta e Nicola Ottaviani, in rappresentanza dei genitori e fratello di Liburdi, uno nominato dal difensore di Verdicchio, l'avvocato Giampiero Vellucci e uno individuato in un importante professore universitario nominato dallo stesso giudice. Il pm ha chiesto 8 anni.

Dopo la discussione delle parti civili e del difensore dell'imputato, il giudice ieri ha emesso la sentenza con pena dimezzata, quattro anni e cinque mesi, rispetto a quella chiesta dal pm, ritenendo che lo spappolamento della milza fosse riconducibile all'azione dell'imputato, ma contenendo la pena in una misura dimezzata avuto riguardo non solo della riduzione del rito, ma anche alla concessione delle circostanze attenuanti generiche.