Annunciati alla Sevel circa mille esuberi, a Cassino scatta l'allerta. I sindacati sono preoccupati che a causa della crisi dei semiconduttori e a causa della flessione delle vendite, dopo il sito abruzzese, ci possano essere ripercussioni anche sul sito pedemontano e sull'indotto laziale di Stellantis.

Una buona notizia c'è, per Cassino, a voler vedere il bicchiere mezzo pieno: dopo quattro giorni consecutivi di stop (i cancelli sono chiusi da venerdì scorso) ieri l'azienda ha comunicato che oggi e domani si lavora regolarmente.

Da fonti interne trapela molta preoccupazione: la crisi dei semiconduttori è tutt'altro che risolta e per questo è più che plausibile che anche la prossima settimana possa esserci più di una giornata di stop. La crisi è iniziata con gli stop alla Sevel e ieri il sito abruzzese ha annunciato l'esubero di circa mille dipendenti: a seguito delle difficoltà che si sono generate per la carenza di semiconduttori, nello specifico un chip nella centralina Abs Bosch fornita dallo stabilimento malese, la direzione aziendale dello Stabilimento Sevel del Gruppo Stellantis in Abruzzo, ha comunicato alla rappresentanza sindacale che lo stabilimento attualmente impostato su 18 turni passerà a 15 turni.

Questo determina immediatamente un impatto di riduzione occupazionale di circa 900 lavoratori, che nelle intenzioni dell'azienda verrà compensato con l'interruzione dell'attività di trasferta di circa 600 cassintegrati provenienti dagli altri stabilimenti del gruppo e con l'interruzione del rapporto di somministrazione di circa 300 lavoratori, degli attuali 750 presenti in azienda.

«La decisione aziendale - commenta Fernando Uliano della Fim-Cisl - ci vede contrari e la consideriamo gravissima. La situazione sta precipitando, nei giorni scorsi abbiamo sollecitato la convocazione del tavolo Stellantis al Mise, crediamo che la situazione del gruppo debba essere presa in carico dal presidente del Consiglio, nel frattempo insieme alle altre organizzazioni sindacali stiamo decidendo le iniziative di protesta da mettere in campo».

E le reazioni delle altre organizzazioni non tardano ad arrivare. Dalla Fiom Michele De Palma e Francesca Re David spiegano: «Il problema di approvvigionamento di componenti deve essere chiarito perché riguarda tutto il settore dell'automotive. È urgente stabilizzare i precari e avviare un contratto di espansione per favorire l'aggancio alla pensione dei più anziani. Per la Fiom non c'è più tempo occorre convocare le assemblee con le lavoratrici e i lavoratori, mettere in campo iniziative di lotta fino allo sciopero e di farlo con l'unità delle lavoratrici e dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali».