Fca Cassino Plant si ferma ancora. Lo stabilimento pedemontano ieri non ha lavorato e contestualmente l'azienda ha comunicato uno stop anche per oggi, 14 settembre. La causa è la mancanza dei semiconduttori: anche lo stabilimento di Cassino, dunque, così come già avvenuto in passato per il sito della Sevel e altri stabilimenti del gruppo Stellantis, è costretto a fermarsi. Le ripercussioni sull'indotto sono imminenti: tante le fabbriche costrette ugualmente a fare ricorso a cassa integrazione o a contratti di solidarietà.

A voler vedere il bicchiere mezzo pieno, la notizia potrebbe anche essere positiva. Nel senso che negli altri stabilimenti la fermata è stata molto più lunga. Ma gli operai e i sindacalisti il bicchiere lo vedono invece mezzo vuoto. Anzitutto perché la crisi dei semiconduttori va ad aggiungersi a quella già in essere a causa dell'uscita di produzione di Giulietta e della flessione sul mercato italiano ed europeo di Giulia e Stelvio. E poi perché, anche se non c'è ancora l'ufficialità, da fonti interne trapela che in realtà lo stop potrebbe essere molto più lungo. Con buona probabilità c'è il rischio di una fermata per tutta la settimana, che verrà però comunicata sempre giorno per giorno.

Tutto dipende da quando saranno disponibili i semiconduttori, ovvero materiali speciali che si utilizzano per realizzare le componenti di base dei chip che permettono il funzionamento di televisori, smartphone, auto, frigoriferi, auto e anche aerei. La crescita esponenziale della domanda di prodotti elettronici causata dalla pandemia da Covid-19 ha colto impreparate le aziende produttrici, innescando una crisi nella catena di approvvigionamento senza precedenti. Ed è proprio a causa di questa incertezza che si naviga a vista.

Sul punto nei giorni scorsi è giunto il monito della Fiom che nel corso del direttivo che si è svolto a Cassino ha evidenziato: «È più che mai incredibile che non si riesca a dare una programmazione occupazionale mensile, e si giochi alla "lotteria" con ipotesi e fughe di notizie interne. È più che mai necessario un incontro tra le organizzazioni sindacali e l'azienda per discutere del tema centrale delle produzioni e come far fronte a questa grave situazione. La grande contraddizione sta nel fatto che non si può disporre dei lavoratori a proprio piacimento dove, se da una parte calano le commesse e la disponibilità di materiale dall'altra si aumentano le velocità delle linee, per portarsi poi avanti e disporre le fermate future».

Si muove anche la politica con una apposita interrogazione parlamentare. Il ministro dello Sviluppo economico Giorgetti da parte sua evidenzia: «Abbiamo avuto diversi incontri in cui abbiamo ribadito il nostro, non dico desiderio, ma il dovere, di Stellantis di impegnarsi e di garantire gli insediamenti produttivi nel nostro Paese. Abbiamo ricevuto rassicurazioni di tipo generale, non di tipo particolare».