Ora tocca anche a Cassino fermarsi. Fca Cassino Plant ieri mattina ha comunicato una fermata per il giorno 13 settembre causa mancanza semiconduttori. Anche lo stabilimento di Cassino, dunque, così come già avvenuto in passato per il sito della Sevel ed altri stabilimenti del Gruppo Stellantis, è costretto a fermarsi.
Le ripercussioni sull'indotto sono imminenti: tante le fabbriche costrette ugualmente a fare ricorso agli ammortizzatori sociali: cassa integrazione o contratti di solidarietà.

Le analisi
A voler vedere il bicchiere mezzo pieno la notizia potrebbe anche essere positiva: nel senso che negli altri stabilimenti la fermata è stata molto più lunga e anche a Cassino ci si attendeva un lungo stop. Ma gli operai e i sindacalisti il bicchiere lo vedono invece mezzo vuoto. Anzitutto perchè la crisi dei semiconduttori va ad aggiungersi a quella già in essere a causa dell'uscita di produzione di Giulietta e della flessione sul mercato italiano ed europeo di Giulia e Stelvio. E poi, perchè, anche se non c'è ancora l'ufficialità, da fonti interne trapela che in realtà lo stop potrebbe essere molto più lungo e proprio lunedì potrebbero essere annunciati gli altri giorni di fermo se non saranno recuperati i semiconduttori, ovvero materiali speciali che si utilizzano per realizzare le componenti di base dei chip. In buona sostanza la struttura materiale che permette il funzionamento di televisori, smartphone, auto, frigoriferi, auto e anche aerei.

Il mercato
La crescita esponenziale della domanda di prodotti elettronici causata dalla pandemia da Covid-19 ha colto impreparate le aziende produttrici, innescando una crisi nella catena di approvvigionamento senza precedenti.
Ed è proprio a causa di questa incertezza che si naviga a vista. Sul punto nei giorni scorsi è giunto il monito della Fiom che nel corso del direttivo che si è svolto a Cassino ha evidenziato: «È più che mai incredibile che non si riesca a dare una programmazione occupazionale mensile, e si giochi alla "lotteria" con ipotesi e fughe di notizie interne. È più che mai necessario un incontro tra le Organizzazioni sindacali e l'azienda per discutere del tema centrale delle produzioni e come far fronte a questa grave situazione.
La grande contraddizione sta nel fatto che non si può disporre dei lavoratori a proprio piacimento dove, se da una parte calano le commesse e la disponibilità di materiale dall'altra si aumentano le velocità delle linee, per portarsi poi avanti e disporre le fermate future.
Oltre il danno la beffa!».

E infatti continuano le richieste sindacali di vertici affinché si possa tornare a dialogare nei tavoli ministeriali col Governo e con la multinazionale, tavoli dedicati all'automotive alla luce di tutti i blocchi e, soprattutto, per capire il futuro degli stabilimenti italiani.