Il tempo passa, i provvedimenti non arrivano e la situazione diventa insostenibile. È la sensazione che affiora parlando con i residenti delle località di Piedi le Piagge, Sabina, Spineto e Colle Rasoio, contrade densamente popolate di Atina e che ogni giorno devono fare i conti con i collegamenti compromessi dalle piene del torrente Mollarino che, ogni volta che accade, erode decine di metri di sponde sia in lunghezza che in profondità.

E a farne le spese è via Mollarino. Una strada, o meglio, quello che ne resta, ridotta a mulattiera dalla violenza dell'acqua che s'è portata via metri di terra trascinandola nel letto del torrente isolando le contrade servite.

Contrade dense di vitalità imprenditoriale con aziende agricole, ovine e bovine, con cantine per la produzione e l'imbottigliamento del vino, aziende per la produzione del miele, parchi privati, agriturismo. Insomma, una zona del territorio atinate di fondamentale importanza per l'economia del paese e che un lassismo, che rasenta l'indolenza, sta mettendo in ginocchio per il colpevole ritardo con il quale si dovrebbe porre rimedio alle rovine causate dal torrente.

Un disastro che parte da lontano, iniziato sedici anni fa (ottobre 2005), quando un camion che transitava sul ponte che attraversa il Mollarino in località Piedi le Piagge volò giù nell'acqua insieme a tutta la struttura: da quel giorno, un collegamento vitale tra le due sponde del torrente non esiste più. E neanche si è più pensato di ripristinarlo, caduto colpevolmente nel dimenticatoio.

E arriviamo alle piene degli autunni del 2017, del 2018 e, ultima, quella dell'ottobre 2020: centinaia di metri cubi d'acqua infarciti di massi, ciottoli e tronchi di alberi a scavare le sponde e le pile di altri ponti ancora in piedi, come quello in località Sabina. Infatti, anche questo, a meno di un chilometro dall'altro crollato, non ha retto ed è stato chiuso per mancanza di sicurezza. E dire che il Mollarino non ha colpa: sono secoli che è noto per l'irruenza delle sue piene, aspetto citato da studi specifici di qualche ente. Rimasti nei cassetti, però.