«(…)Enza sorride amara, non ce la vede proprio Melissa nel ruolo di killer. La capisce perché anche a lei è morto un fratello… di overdose, a ventiquattro anni.
Lo hanno trovato in una macchina dopo ore (…)». Sono questi alcuni brani del romanzo-reportage "Emanuele nella battaglia", scritto da Daniele Vicari, che hanno portato Valeria Valenti a rivolgersi al suo avvocato, Marco Maietta, per chiarire alcuni aspetti di ciò che è stato scritto nel libro. Nella lettera inviata dal legale alla Giulio Einaudi Editori si legge: «La signora Valenti, "coinvolta" nella narrazione soprattutto nel capitolo "mondodimerda" ritiene del tutto inutile il ricorso da parte dell'autore ad un nome di fantasia "Enza" (probabilmente, unico caso nel romanzo reportage, dove per il resto vengono usati solo nomi reali).

Con i molti riferimenti forniti a proposito di Enza (dal padre boss del casermone ed arrestato nell'ultimo blitz antidroga, al fratello morto di overdose), l'individuazione della giovane è stata estremamente facile e questo in considerazione poi del contenuto di alcuni fatti narrati, non ha mancato di cagionare problemi alla Valente che intende ora, con fermezza , chiarire e ribadire come sono realmente andati i fatti». «Non risulta vero – si legge ancora nella lettera – che Enza (Valeria Valenti, ndr) ha "accolto" la chiamata di Melissa affinché (…) tutti dovessero sapere che Melissa è amica sua e nessuno la deve toccare (…) per una volta Enza vuole usare il nome di suo padre(...) Come non risulta vero che a Enza è morto un fratello per overdose.

Il fratello è infatti morto per embolia polmonare. E per ultimo non risponde al vero che Valeria abbia accompagnato Melissa ai Cavoni, addirittura fornendole informazioni in ordine a fatti e cose di cui non è (e non era all'epoca) neppure a conoscenza (ovvero che (…) dentro a quel boschetto si vende e si compra di tutto, le spiega Enza (…). Tutto questo – conclude la diffida per opportuno chiarimento e con richiesta di rettifica, trattandosi di circostanza di un certo rilievo sui fatti raccontati, e soprattutto per quello che nella presente rileva, il buon nome della cliente».