Ventotto attentati, undici omicidi e venti crimini d'odio riconducibili a omofobia e razzismo. A questi si aggiungono altre 146 segnalazioni riconducibili a gruppi fascisti, neonazisti e altri non specificatamente identificabili. Sono tutti numeri di violenze legate ai fenomeni dell'odio registrati in Italia, soltanto dal 2014 ad oggi. Episodi che, al netto dei dati e della "semplice" composizione statistica, devono restare al centro dell'attenzione, per far capire che nel Bel Paese, il razzismo, l'omofobia e l'odio più in generale esistono e spesso sfociano nel sangue.

Per questo Isole nella Rete ha dato vita al progetto Info Antifa, un osservatorio aggiornato e geolocalizzato che ha ricostruito la mappa delle aggressioni avvenute in tutto lo stivale.
Così facendo, Infoantifa Ecn, dal 2014 raccoglie le segnalazioni che fanno riferimento a violenze, attentati, aggressioni e persino omicidi.

L'ultimo di questi atti, caricato nell'archivio del gruppo, risale a qualche giorno fa: i fatti sono avvenuti a Torino, dove una 13enne è stata insultata e picchiata perché indossava una borsa arcobaleno, simbolo della comunità Lgbt+. Le hanno rotto il setto nasale mentre le urlavano contro «cagna e lesbica schifosa».
Il fatto è avvenuto a giugno, mese del Pride, mentre l'Italia discuteva del Ddl Zan, congelato dai ritardi delle forze politiche in parlamento.

Insomma, forse l'obiettivo del gruppo Infoantifa Enc è proprio questo: per ogni violenza si parla sempre di «caso isolato», però poi, se si guarda la mappa realizzata da Isole nella Rete, si nota che di isolato non c'è proprio nulla. Si tratta di un fenomeno diffuso, che prende piede ovunque, in alcuni casi con più frequenza e in altri più raramente. Ma riguarda tutti, anche le provincia di Latina e Frosinone.

Per quanto riguarda la Ciociaria l'unico episodio censito è del 29 luglio 2017. «Francesco, 33 anni, ricercatore universitario in biofisica, è stato prima minacciato nei bagni poi inseguito e picchiato mentre si trovava a un concerto di beneficenza a Frosinone», riporta il sito. Si trattava dello Zaiet fest in corso di svolgimento in piazza Pertini, allo Scalo. Il giovane ha denunciato sul web di esser stato aggredito da tre persone perché indossava la maglia del Cinema America. A darne notizia, anche il gruppo Facebook "i ragazzi del Cinema America".

La notizia ha fatto il boom su internet. Con tanto di polemiche, strumentalizzazioni e accuse. La Digos ha subito ascoltato la versione del ragazzo per cercare di far luce sul caso. Subito la memoria ha riportato a quanto accaduto a Roma alle quattro del mattino del 16 giugno quando quattro ragazzi sono stati picchiati. Anche loro indossavano le magliette amaranto dell'associazione.

Il Piccolo America e le sue magliette sono diventate il simbolo dell'antifascismo.
Indagando sul fatto di piazza Pertini, l'agosto successivo gli agenti della Digos di Frosinone, in collaborazione con i colleghi di Arezzo, hanno eseguito una perquisizione nella casa di una giovane donna di Arezzo, ritenuta simpatizzante di un movimento della destra radicale e accusata di aver fatto parte dell'aggressione. La donna, secondo la ricostruzione dei poliziotti, protetta dai suoi compagni, avrebbe strappato la maglietta del ricercatore con l'intento di fargliela togliere.

La mappa riporta quattro diversi episodi che hanno interessato il territorio pontino: il 16 agosto 2018 ad Aprilia, l'8 febbraio 2018, a Sermoneta, il 20 agosto 2018, a Terracina e il 14 maggio 2016 a Gaeta.