Covid e crisi economica. Una crisi che ha colpito tutti ma in particolare alcuni settori. Fra questi, senza ombra di dubbio, il mondo delle piccole e medie imprese. Ne abbiamo parlato con Loreto Pantano, presidente della CNA (Confederazione Nazionale dell'Artigianato) di Frosinone.

Pandemia Covid e crisi: quali sono stati i settori maggiormente colpiti e quali, invece, quelli che hanno accusato meno problemi? Quali sono i dati di questa crisi? Può farci una "fotografia" di quanto accaduto?
«Secondo stime del Centro Studi CNA Nazionale, in provincia di Frosinone nel 2020 quasi l'80% delle imprese della manifattura aveva registrato una perdita del fatturato, con flessioni drammatiche nei comparti del trasporto persone, della ristorazione, dei servizi alla persona, del turismo, dell'intrattenimento e dell'organizzazione di eventi.
Dopo un inizio 2021 incerto, avvertiamo una ripresa ottimistica, grazie ovviamente al calo dei contagi, all'avanzamento del piano vaccinale stimolato sicuramente dal Green Pass, uno strumento che come CNA appoggiamo fortemente. La vaccinazione è l'unico modo che abbiamo per salvare l'economia e, quindi, il Paese. Vale anche per la Ciociaria».

Quali sono le situazioni più gravi (esempio settori, giovani, donne... ecc.) e come intervenire per ridare loro un po' di slancio?
«I settori che hanno subito maggiori contrazioni cui i nostri dati si riferiscono sono quelli che sono stati interessati più pesantemente dalle chiusure, dalle restrizioni e dalle azioni scoordinate e spesso illogiche messe in campo per limitare la pandemia. Prima si sono fatti fare protocolli giustamente rigidissimi e poi si è imposta comunque la chiusura.
Ora si è voltata pagina e lo slancio sta venendo in primis dalla ripresa dei consumi, ma la strada è lunga. È necessario realizzare rapidamente riforme per favorire lo sviluppo, a partire da quella della pubblica amministrazione che per le nostre piccole imprese è la madre di tutte le innovazioni».

Al contrario, ci sono stati comparti, aziende in particolare, che hanno saputo "sfruttare" il momento difficile? Magari modificando la propria attività o in altro modo?
«La pandemia ha trovato credo tutti impreparati, ma è ovvio che alcuni settori ed imprese, a volte anche piccole, si sono trovate in una posizione di vantaggio oppure l'hanno raggiunta con scelte azzeccate.
È il caso della logistica, pensando all'incremento delle consegne a domicilio, uno dei settori di maggior rilievo nell'economia locale, che ha dimostrato elevate capacità di resilienza. Ma anche del tessile per la produzione di mascherine, così pure dell'alimentare. L'elenco sarebbe lungo. In generale possiamo poi affermare che il vantaggio competitivo per eccellenza lo hanno avuto le piccole imprese già adeguatamente presenti sulla rete, tanto in termini di comunicazione, sia di operatività.

Ora invece che dalla crisi stiamo uscendo, i settori trainanti sono sicuramente l'Edilizia, grazie agli effetti positivi del Superbonus, che va però reso permanente, ed al turismo incluso tutto il settore della ristorazione, che coglie la rinnovata possibilità di spostamento, svago, tempo libero».

Dal Governo e dalle istituzioni in genere cosa vi aspettate?
«L'avanzamento della campagna vaccinale e il programma di riaperture appena indicato dal Governo inducono all'ottimismo. La strada è quella giusta. Il problema dell'Italia non sono i piccoli imprenditori, tanto bistrattati per le loro dimensioni, quasi fosse una colpa, ma l'ambiente che li circonda. Quello che deve cambiare sono le condizioni di un habitat poco favorevole all'iniziativa economica, sia essa micro, piccola, media o grande. Il futuro economico e sociale del Paese e della Ciociaria dipende anche dalla capacità di investire sugli artigiani, sulle micro e piccole imprese, sui professionisti. Dobbiamo rappresentare un ecosistema favorevole per l'avvio di nuove iniziative imprenditoriali, in cui passaggio generazionale e trasmissione di impresa diventino prassi buone e diffuse, per richiamare nuovi business, attrarre imprese e imprenditori innovativi, così come tutelare e sostenere i mestieri più tradizionali che hanno reso il Made in Italy un valore unico e distintivo».

Qual è la ricetta della Cna per la ripresa?
«All'inizio dell'emergenza sanitaria Covid19 CNA lanciò una riflessione strategica per dettare le priorità delle cose da far, in tre grandi macro-categorie: 1. Sopravvivere: ovvero cosa serviva subito per evitare il tracollo economico-sociale del Paese. 2. Ripartire: uno sguardo di ampio respiro sui nodi nevralgici su cui puntellare il Paese per la ripartenza. 3. Accelerare, e siamo decisamente in questa fase, i fattori abilitanti che devono essere riformati per dare una spinta decisiva alla ripresa. Dal fisco alla legislazione del lavoro; dalla struttura politico-amministrativa al credito; dalla digitalizzazione alla ricerca e sviluppo.

In tal senso il Recovery Plan è un'occasione irripetibile ed irrinunciabile per accompagnare le micro e piccole imprese nella nuova economia post Covid, sia attraverso misure strutturali come la riduzione della pressione fiscale e la semplificazione degli adempimenti burocratici, sia facilitando l'accesso a nuovi strumenti di finanza d'impresa e per l'internazionalizzazione. Dovrà essere organizzata una epocale progettazione rispetto la transizione ecologica e la digitalizzazione delle imprese. E sarà altrettanto imprescindibile e strategico investire sui giovani e sulle donne, sulla trasmissione delle competenze e sviluppare percorsi di formazione continua per dipendenti, imprenditori e professionisti».

Un breve messaggio in vista di settembre e della ripresa post feriale...
«Alle imprese chiediamo di essere ancora una volta coraggiose e credere nel futuro. Investire, con uno sguardo alle opportunità dei finanziamenti agevolati e a fondo perduto. Incrementare l'occupazione, con attenzione alla selezione del personale favorendo alte specializzazioni. Tenere alta la guardia della sicurezza sui luoghi di lavoro e soprattutto digitalizzarsi, superando quei gap che ancora resistono.

Alle imprese chiediamo anche di riporre nuovamente fiducia nelle associazioni, che, come la CNA, hanno davvero dimostrato durante tutta la pandemia uno dei pochi e sicuri punti fermi per gli imprenditori. Mentre i medici e gli infermieri salvavano l'Italia da dentro gli ospedali, le imprese e i lavoratori nutrivano e sostenevano la Nazione con la loro forza e il loro coraggio. E noi associazioni abbiamo fatto la nostra parte fornendo ogni tipo di assistenza».