La Asl di Latina si costituirà parte civile nel processo che inizierà il prossimo 21 ottobre in Tribunale per lo scandalo dei concorsi truccati. L'azienda sanitaria guidata dal direttore generale Silvia Cavalli, figura come parte offesa nel procedimento penale dove vengono contestati a vario titolo i reati di corruzione, rivelazione aggravata di segreto d'ufficio e falso.

La Asl ha conferito l'incarico all'avvocato del Foro di Roma Alessandro Benedetti. Lo ha fatto con una delibera: il numero dell'atto è 883. «La direzione aziendale ha ritenuto opportuno avvalersi di un elevato supporto giuridico è riportato nell'atto dando indicazione che l'incarico sia affidato ad un professionista esterno, considerata l'opportunità che l'avvocatura aziendale si astenga dal patrocinio considerato il particolare ruolo degli imputati».

La Asl intraprende l'esercizio dell'azione civile per il ristoro dai danni derivati dai reati contestati. Oltre alla Asl di Latina tra le altre parti offese ci sono anche la Asl di Viterbo, di Frosinone e infine la Regione Lazio.
In occasione della prima tranche dell'operazione sui concorsi che aveva portato all'arresto di Claudio Rainone e Mario Graziano Esposito, l'assessore regionale Alessio D'Amato aveva annunciato che la Regione si sarebbe costituita parte civile nel processo che inizierà tra un mese e mezzo davanti al terzo collegio penale del Tribunale. Era stato il pubblico ministero Valerio De Luca a chiedere il giudizio immediato nei confronti dei tre imputati.

Oltre a Rainone ed Esposito era stato coinvolto anche l'ex parlamentare Claudo Moscardelli, segretario provinciale del Pd all'epoca dei fatti. Le indagini della Squadra Mobile e della Guardia di Finanza avevano permesso anche sulla scorta delle conversazioni analizzate nella chat tra Rainone e Moscardelli di ricostruire le modalità delle raccomandazioni per i candidati segnalati dall'esponente del Pd. Sia per la prima che per la seconda tranche dell'inchiesta, il quadro investigativo aveva tenuto al Riesame e le esigenze cautelari sono rimaste immutate. I magistrati avevano ribadito che si era trattato di un patto corruttivo.

Adesso a breve sarà fissata la data del ricorso di Rainone in Corte di Cassazione in merito al diniego della prima e della seconda ordinanza.