«I tanti roghi che in questa caldissima estate hanno funestato la provincia di Frosinone, non hanno solo compromesso il patrimonio naturalistico e archeologico ma hanno anche accentuato una situazione di inquinamento dell'aria che inevitabilmente si andrà a ripercuotere sull'essere umano». Carmine di Mambro analizza lo strascico lasciato dai numerosi roghi delle ultime settimane.

«In provincia si continua a morire di cancro e non di Covid. Perché per contenere i danni provocati dal Coronavirus siamo riusciti a trovare un vaccino, mentre per le neoplasia la strada è ancora lunga, tutta in salita, difficile. Sarebbe bello pensare che tra qualche anno le persone colpite dal cancro possano guarire con un semplice vaccino.

Al momento l'unica tutela oltre alle cure già sperimentate e quella di rispettare le regole: avere una sana alimentazione e di vivere in un ambiente scevro da fattori inquinanti - incalza Di Mambro - È anche a causa dai fattori inquinanti che le neoplasie in provincia sono aumentate e soprattutto colpiscono persone giovani, in apparenza forti, con un regime alimentare sano ma che probabilmente vivono in luoghi dove l'inquinamento è invisibile ma presente.

Le piaghe di questa provincia, oltre gli incendi, sono la scelleretezza di persone senza scrupoli che smaltiscono illecitamente rifiuti e i siti che ancora attendono una bonifica come buona parte della Valle del Sacco, della discarica di Panaccioni Cassino, quella di Facciano a Pignataro, quella di via Lame a Frosinone e ovviamente quella di Nocione a Cassino che tanto dolore e tanto male hanno provocato nel corso degli anni.

E i roghi di quest'estate così come gli incendi invernali non fanno altro che accentuare la presenza di malattie all'apparato respiratorio, all'apparato digerente, alla pelle».
«Non bisogna intervenire quando è troppo tardi ma bisogna entrare in azione prima che queste mani scellerate possano distruggere non solo un patrimonio naturale meraviglioso e invidiato da tutti, ma prima che possano scatenare con la diossina emessa dagli incendi appiccati, altre malattie che difficilmente possono avere cura.

Basterebbero un monitoraggio costante e continuo delle aree a rischio, un controllo a tappeto e soprattutto degli accorgimenti tecnici, come una "banca dati dei piromani" che possano consentire agli investigatori di braccare queste mani senza pietà» ha concluso Di Mambro.