Il mistero di piazza Garibaldi. Questo è per i turisti l'enorme fossa coperta da una struttura di acciaio e vetro situata di fronte l'ex convento dei Frati minori. E gli ignari turisti non hanno modo di saperne di più visto che nessun cartello fa luce su cosa sia quella costruzione di così antica fattura.

«Purtroppo è così», raccontano in coro alcuni residenti del centro storico che hanno potuto assistere al dialogo tra un gruppo di turisti e persone del posto quando a queste il curioso forestiero ha chiesto cosa fosse quella grande buca nel terreno. «Una prima risposta è stata che quella costruzione era il pozzo nero dell'attiguo convento quando era abitato dai frati, ma poi è intervenuto un altro a dare la sua personale spiegazione e cioè che si tratta di una cisterna per la raccolta dell'acqua piovana. Visibile l'incredulità e lo sbigottimento di quei turisti», è la pungente considerazione.

«Eppure, non passa giorno da quando è stata scoperta e sistemata, che chi visita il centro storico di Atina non si fermi ad ammirarla per poi proseguire il tour senza sapere cosa sia. Un aspetto che la dice lunga sulla scarsa attenzione che chi dovrebbe mostra nei confronti dei tesori e delle risorse che offre la città», è l'amara riflessione dei residenti.

"La collocazione urbanistica (sulla linea delle mura della città romana e sulla probabile direttrice dell'acquedotto), le forme architettoniche (struttura circolare di notevoli dimensioni) lascerebbero propendere per l'identificazione del monumento con il castellum aquae, cioè con il ripartitore delle acque per l'immissione delle stesse nella rete di distribuzione urbana mediante fistulae", scrive la dottoressa Giovanna Rita Bellini, della Soprintendenza ai beni archeologici del Lazio, in un articolo scritto per il numero 4 del 2006 del trimestrale "Studi Cassinati", dove descrive con dovizia quell'antico monumento datato al primo secolo a.C.

Dunque, non di pozzo nero si tratta, ma di un'opera grandiosa (ancora interrata al suo fianco la cisterna gemella) posta al termine dell'acquedotto romano di Atina (le sorgenti erano a Chiusi, oggi in territorio di Villa Latina), acquedotto noto, ma anch'esso dimenticato e abbandonato.