Chiede perdono il ventitreenne di Ferentino che il 13 maggio scorso, con un post su Instagram, ha minacciato e offeso il leader della Lega Matteo Salvini, i figli e la compagna. Lo fa attraverso il suo avvocato, Antonio Ceccani, mettendo nero su bianco le sue scuse e chiedendo un incontro. Il 15 luglio scorso, mentre era in aeroporto a Ciampino, pronto per ripartire e raggiungere l'Irlanda dove lavora e da cui era tornato circa tre settimane prima per le vacanze e per stare con la famiglia, gli è stata notificata l'elezione di domicilio, denunciato per diffamazione aggravata nei confronti di Salvini.

Era il 13 maggio scorso quando anche sulla cronaca nazionale è finita la notizia di un giovane accusato di aver insultato e minacciato il leader della Lega. "A Salvini gli devono piazzare una bomba che gli fa saltare in aria la casa...Così si cuce la bocca su certe tematiche, sto fascista...". Alla fine del post tanto di tag finale. L'autore delle minacce aveva oscurato il profilo Instagram dopo quanto accaduto. La lettera «Ho ricevuto incarico dal giovane ventitreenne indagato nel procedimento penale su emarginato a seguito di sua denuncia-querela di rappresentare quanto segue scrive nella missiva l'avvocato Ceccani Il mio assistito è un ragazzo italiano che lavora all'estero, di famiglia perbene, umile con sani principi.

Purtroppo quel giorno in cui ha pubblicato quel becero post sul social network, è stato preso da una ingiustificata ira, cattiveria, ad oggi inspiegabile. Il deprecabile post pubblicato è stato censurato immediatamente dai genitori, persone lavoratrici, improntate a una vita segnata da pregnanti principi cattolici. Gli stessi si sono sentiti "sconfitti" nel non essere riusciti a insegnare i valori del rispetto e dell'educazione verso gli altri alla luce di ciò che aveva pubblicato il figlio. A fronte di ciò il giovanesi è  amaramente pentito di quanto ha pubblicato poiché ha mancato di rispetto, ha offeso, denigrato e manifestato odio, senza alcun motivo.

Infatti mai alcun pensiero o sua esternazione deve propagare odio. Il mio assistito porge le più sentite scuse a lei e alla sua famiglia e a quanti ha offeso e dileggiato, avendo "vomitato" odio che non può trovare mai legittimazione. La speranza che oggi nutre il giovane è quella di poterle porgere personalmente le scuse, che possano essere accettate guardandola negli occhi e stringendole la mano da uomo a uomo e che la vicenda possa uscire dalle aule di tribunale con la remissione di querela. Sicuro della comprensione di una padre e di una persona intelligente, le porgo distinti saluti restando in attesa di un positivo riscontro alla presente».