Deve scontare una pena residua di un anno e dieci mesi Angelo Dell'Omo, 73 anni, di Ferentino, per i reati di omicidio colposo e violazioni delle norme in materia di detenzione di armi. Il 10 settembre del 2015 proprio quella trappola per cinghiali collocata nel bosco a Pareti Cornella, stando alle accuse, da Dell'Omo, è costata la vita al sessantaseienne Luciano Bondatti. Il marchingegno che, involontariamente e inconsapevolmente, la vittima ha azionato mentre camminava nel sentiero del "passo del cinghiale", nella zona di Pareti, poco distante dalla sua abitazione, non gli ha lasciato scampo.

La ricostruzione
Secondo la ricostruzione dei carabinieri, coordinati dal sostituto procuratore Rita Caracuzzo, che si sono affidati ai risultati degli accertamenti tecnici condotti dai Ris, Bondatti esce di casa poco dopo le 5.15 del mattino del 10 settembre si sei anni fa e si dirige a piedi verso il bosco.
Anche lui, come accertato dalle indagini, la notte prima avrebbe piazzato una trappola - un cappio metallico - per la cattura dei cinghiali. Ma ad un certo punto Bondatti avrebbe urtato con il piede uno spago piazzato a terra, attivando il congegno killer. Sono circa le 5.30. La distanza è ravvicinata. Bondatti viene colpito ad altezza inguinale, all'arteria femorale. Comincia a sanguinare in maniera abbondante, ma riesce a trascinarsi per circa 25 metri verso le case per chiedere aiuto. Il cadavere viene scoperto tra le 8.30 e le 9 da alcuni agricoltori.

Poco prima Dell'Omo era andato a ritirare la trappola piazzata nel proprio fondo agricolo a Pareti Cornella. L'arma ha sparato ma Dell'Omo, stando a quanto ribadito dallo stesso, non si sarebbe accorto che ad essere colpito non era stato un cinghiale, ma l'ex compagno di caccia.
I carabinieri del reparto operativo, del Nucleo investigativo e della compagnia di Anagni, subito dopo l'accaduto avevano sentito diverse persone della zona, setacciato l'ambiente dei cacciatori, sequestrate e controllate diverse armi. E proprio per aver riscontrato un'anomalia su un fucile di Dell'Omo, dal quale mancava la canna, avevano cominciato a sospettare di lui.

Nei confronti del settantatreenne scattò l'arresto e la misura dei domiciliari. L'altro ieri è stata emessa un'ordinanza dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Frosinone –Ufficio Esecuzioni Penali- , dovendo Dell'Omo espiare una pena residua, in regime di detenzione domiciliare, di un anno e dieci mesi per i reati di "omicidio colposo" e "violazioni delle norme in materia di detenzione di armi". Ha facoltà però di uscire mezza giornata.

Dopo le formalità di rito, il ferentinate è stato tradotto presso il proprio domicilio, così come disposto dalla competente autorità giudiziaria.
La famiglia di Bondatti nel processo si è costituita parte civile attraverso gli avvocati Vincenzo Galassi e Debora Fiore, mentre l'imputato Angelo Dell'Omo è assistito dall'avvocato Nicola Ottaviani.