Un "tesoro" accumulato e «favorito» dal rapporto con il clan Mallardo. Sequestrati oltre 20 milioni di euro, riconducibili al noto commercialista Alfredo Aprovitola e al suo nucleo familiare. Così, ieri, i finanzieri del nucleo di Polizia Economico-Finanziaria partenopeo hanno sottoposto a sequestro, tra le province di Napoli, Caserta, Frosinone e Latina, 89 fabbricati, 10 terreni, 8 quote societarie, 2 autovetture e numerosi rapporti finanziari.

Tra questi un immobile a Roccasecca, in via Montello, ma anche uno a Formia in località Vindicio.
Risorse da nababbo, accumulate negli anni, con la compiacenza del clan di Napoli.
Le indagini nel tempo
«Al riguardo - ha evidenziato la Guardia di Finanza - Domenico Aprovitola, padre di Alfredo, indicato da numerosi collaboratori come il "tesoriere", veniva considerato un esponente storico del Clan Mallardo, riconducendo la sua affiliazione all'epoca della fondazione dell'organizzazione stessa. Il figlio Alfredo, laureato in Economia e Commercio, occupandosi della gestione delle varie attività imprenditoriali riconducibili al clan, avrebbe assunto l'incarico di commercialista delle varie attività imprenditoriali soprattutto nei settori immobiliare ed edilizio».

Sono state proprio le ricerche e le evidenze investigative, nel lungo periodo, ad aver fornito elementi determinanti sulla partecipazione di Alfredo Aprovitola al sodalizio criminale egemone nella zona di Giugliano in Campania, una «sorta di identificazione».
Lo stesso avrebbe anche svolto un ruolo attivo nelle attività estorsive poste in essere da soggetti affiliati all'organizzazione criminale.

Arrestato dagli stessi finanzieri del Gico nel 2012 per estorsione aggravata dal metodo mafioso e nel 2013 per concorso esterno in associazione camorristica, Aprovitola, a conclusione delle numerose attività investigative eseguite nei confronti del clan Mallardo, è stato condannato a 7 anni di reclusione per estorsione dalla quarta sezione penale del Tribunale di Napoli con sentenza emessa nel settembre 2020.

Le ulteriori indagini di natura economico-patrimoniale, terminate con l'esecuzione degli sequestri, hanno fatto emergere un'incapienza patrimoniale del nucleo familiare di Alfredo Aprovitola, risultato privo di fonti lecite di guadagno in grado di giustificare il valore economico del patrimonio accumulato nel tempo.
Ed è per questo che, all'esito di indagini coordinate dalla direzione distrettuale Antimafia di Napoli, la Guardia di Finanza di Napoli, ha eseguito, tra la Campania e il Lazio, un provvedimento di sequestro di un ingente patrimonio, stimato in oltre 20 milioni di euro.
Sequestri che sono arrivati fino al cassinate e all'area pontina.