«Cassino è uno dei pochi stabilimenti Stellantis italiani dove non si riescono a fare le assemblee unitarie con i sindacati nazionali, io credo che questo sia un forte limite per il diritto dei lavoratori a potersi mobilitare e confrontare per ottenere i proprio diritti, in primis un piano industriale che li garantisca sul piano occupazionale. Giunti a questo punto, penso che a settembre sia indispensabile fare un'a ssemblea unitaria sullo stabilimento di Cassino per chiedere un confronto alle istituzioni e all'azienda». La proposta arriva da Michele De Palma, segretario nazionale della Fiom-Cgil, che ieri è giunto a Cassino per una riunione con gli iscritti al sindacato in vista dello sciopero unitario indetto da Fim, Fiom e Uilm per la giornata di mercoledì 28 luglio, nelle ultime due ore di lavoro, in tutte le aziende metalmeccaniche della Provincia di Frosinone.

De Palma ha spiegato come sia necessario, oggi più di ieri, fare rete tra sindacati e istituzioni. Ha quindi sollecitato la Regione a rimettere in moto il tavolo che era stato aperto presso la presidenza del Consiglio regionale. Un modo per chiedere unitariamente un confronto al Ministero. Ha parlato anche dello sciopero, De Palma. Dei motivi per i quali è stato indetto. «Parliamoci chiaramente: prima o poi lo sblocco dei licenziamenti sarebbe dovuto avvenire, non poteva andare avanti a oltranza, ma è mancato il confronto sul Governo sulle modalità». Il segretario provinciale della federazione della Fiom Frosinone e Latina Donato Gatti ha evidenziato come tanti lavoratori precari hanno comunque perso il posto di lavoro anche durante il periodo del blocco dei licenziamenti, perchè non erano tutelati.

In vista dello sciopero di mercoledì, il segretario provinciale ha poi spiegato: «La gestione delle crisi aziendali di Gianetti, Gkn e Whirlpool e delle scelte di licenziare e di non attenersi ai contenuti dell'avviso comune del 29 giugno scorso, sono atti inaccettabili in un Paese moderno che non devono diventare un modello. La nostra mobilitazione hanno ribadito gi operai che sono interevenuti, seppur con diverse sfumature vuole unire la categoria dei metalmeccanici su alcuni punti fermi: le crisi non si risolvono con i licenziamenti; Confindustria e le Associazioni Datoriali tutte non sono spettatrici e devono scendere in campo per guidare le scelte delle imprese associate; il Mise deve smetterla di convocare tavoli sterili e dare risposte e soluzioni concrete sulle vertenze aperte e la riforma degli ammortizzatori e delle politiche attive non può più attendere».

Da qui l'invito: «La ripresa produttiva in atto nell'industria metalmeccanica deve tradursi in politiche industriali capaci di risolvere le crisi. Chiediamo al Governo e alle Istituzioni più coraggio e più ruolo perché il lavoro e l'industria italiana vanno difesi e salvaguardati, e per ogni euro che verrà immesso nelle politiche ecologiche, ve ne sia almeno un altro che venga stanziato per le compensazioni sociali e la tutela dei lavoratori». Quindi, Gatti conclude: «Chiediamo che a partire dall'automotive, si costruisca con le parti sociali un piano pluriennale di gestione delle ristrutturazioni e di sviluppo di nuove opportunità. Dalla pandemia non si può uscire tornando indietro nelle politiche industriali».