L'accusa resta integra e l'impianto accusatorio è intatto. Ieri mattina i giudici del Tribunale del Riesame di Roma hanno respinto il ricorso di Claudio Moscardelli, ex senatore del Pd, e dell'ex direttore amministrativo della Asl, nonché presidente di commissione, Claudio Rainone, finiti agli arresti domiciliari per lo scandalo dei concorsi alla Asl. Le accuse hanno pienamente retto e tra 45 giorni si conosceranno le motivazioni della decisione dei magistrati romani che hanno accolto la prospettazione del pubblico ministero Valerio De Luca e del Procuratore Aggiunto Carlo Lasperanza.

In aula martedì mattina gli inquirenti avevano depositato anche una memoria per rilanciare le accuse, le difese rappresentate dagli avvocati Archidiacono, Zeppieri e Mancini avevano chiesto invece l'annullamento dell'ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice Giuseppe Cario e notificata lo scorso primo luglio.
Ad avere un peso nei riscontri investigativi raccolti dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza e dalla Squadra Mobile il contenuto delle chat acquisite sul telefono di Rainone che in questo troncone deve rispondere insieme all'esponente del Pd del concorso truccato relativo ai 23 posti di collaboratore amministrativo.

In base all'accusa, l'ex senatore e segretario provinciale del Partito democratico di Latina avrebbe segnalato a Rainone i nomi di due candidati che hanno saputo in anticipo gli argomenti per la prova orale in programma l'8 ottobre del 2020. Come avevano osservato gli investigatori e ha puntualizzato anche il gip nel provvedimento, c'era una prestazione e una controprestazione diretta a Rainone, rassicurato da Moscardelli su una nomina al ruolo di direttore amministrativo della Asl. Sul fronte delle esigenze cautelari in fase di richiesta della misura, i pm avevano osservato che per Rainone vi è il concreto pericolo di reiterazione di altri delitti della stessa specie «alla luce del fatto che, in servizio alla Asl di Latina nella non irrilevante posizione di Direttore Uoc reclutamento, ha gestito con modalità illecite ben due procedure concorsuali di significativa rilevanza dimostrando come i fatti non siano occasionali.

Moscardelli - hanno aggiunto i pm - ha fatto da intermediario raccogliendo con modalità illecite le istanze di soggetti interessati ed accontentarle con modalità clientelari e corruttive».
In sede di interrogatorio l'ex parlamentare del Pd aveva risposto cercando di chiarire la sua posizione mentre Rainone è rimasto in silenzio avvalendosi della facoltà di non rispondere. La decisione del Tribunale del Riesame adesso sembra aver messo un punto fermo sull'inchiesta.