La realtà immortalata dalla crudezza dei racconti. Da chi quella sera ha assistito all'agonia di Willy Monteiro Duarte, il giovane chef di Paliano ammazzato a calci la notte del 6 settembre del 2020 a Colleferro. Davanti alla Corte d'Assise di Frosinone anche ieri sono continuate le deposizioni dei testimoni oculari.
Il primo a riferire su quanto accaduto è stato Federico Zurma. Con voce tranquilla, anche quando gli avvocati della difesa hanno evidenziato qualche contraddizione con le dichiarazioni rese a caldo ai carabinieri, ha ricostruito gli attimi precedenti il delitto.

«Conoscevo Willy dai tempi della scuola - ha detto - siamo entrambi cuochi e quando ci incontravamo parlavamo del lavoro, di donne. L'ho rivisto quella sera, mezz'ora prima di essere colpito da un pugno che mi ha fatto perdere i sensi. Ricordo che stavo andando a casa di un'amica, quando ho sentito degli apprezzamenti poco graditi nei confronti di una ragazza che stava con noi, del tipo "a bella, perché te ne vai con questi scemi". Due di noi, quindi, sono andati semplicemente a chiedere spiegazioni a Francesco Belleggia sul perché il suo amico (che mi hanno poi riferito essere Mario Pincarelli) si fosse comportato in quel modo.

Lui si è scusato e tutto sembrava essere finito. Poi, in un momento successivo, mi ha chiesto perché lo stessi fissando, e mi ha sferrato un cazzotto, tanto da farmi volare giù dalla scale. Per un attimo ho perso i sensi. Ho rivisto Belleggia in un luogo diverso. Ci siamo nuovamente confrontati, stavolta con qualche spinta, e la piazza si era riempita di gente. È in quel momento che ho notato le sagome di due persone, che mi hanno solo sfiorato, e che hanno iniziato a dare calci e pugni alla gente. Uno aveva la camicia bianca.

Sono rimasto impietrito. Il mio amico Alessandro mi ha preso per un braccio e mi ha detto "questa è gente pericolosa, andiamocene". Mi sono voltato e dopo 5 passi una voce ha gridato "Willy è a terra". Intorno a lui si è radunata una folla mentre aveva le convulsioni. C'era chi provava a farlo respirare e chi gli gettava l'acqua addosso nel tentativo di rianimarlo. Allora ho deciso di indietreggiare, per lasciare spazio ai soccorritori e sono andato a casa di un'amica, dove mi è stato detto che gli aggressori erano i fratelli Bianchi».
Stessa versione anche da parte di Alessandro Rosati, il quale, rispondendo alle domande del pm Giovanni Taglialatela, ha ricostruito la dinamica degli eventi che hanno portato alla morte del ventunenne di origini capoverdiane.

Soprattutto nell'ultima parte della deposizione, ovvero quando ha affermato di aver visto arrivare i fratelli Bianchi, che conosceva di vista. «Uno dei due - ha detto il teste - ha sferrato un calcio a Willy di una determinata tecnica e di una certa potenza, tanto da farlo cadere a terra. Era un calcio da arti marziali». Il suo racconto, però, è iniziato con il motivo scatenante: «Quella tra il 5 e il 6 settembre scorsi - ha esordito - era una serata come tante, passata con gli amici. Intorno alle 2 abbiamo deciso di andare a casa di Ludovica Del Ferraro, ma quando stavamo scendendo le scale per raggiungere il parcheggio, il mio amico Massimiliano mi ha riferito di alcuni apprezzamenti molesti rivolti alla mia ragazza. Mi sono fatto indicare da lui chi fosse stato. Sono tornato indietro per andare a parlare con Francesco Belleggia, chiedendogli spiegazioni.

E lui, dopo avermi tranquillizzato, ha affermato che era stato Mario Pincarelli, che aveva bevuto. Mi ha chiesto scusa anche da parte sua e la discussione è finita».
Rosati ha pure riferito su quanto accaduto a Zurma, ovvero l'episodio che ha dato luogo a una nuova discussione con Belleggia. Infine il passaggio saliente.
«Di lì a poco - le sue conclusioni - sono arrivati i fratelli Bianchi. Ho visto il calcio a Willy, un colpo da arti marziali. Ho chiamato Federico perché avevo capito che la situazione stava prendendo una brutta piega».
Al termine della deposizione, attraverso alcune foto mostrate dalla pubblica accusa, ha riconosciuto gli aggressori.