Sparatoria di viale Dante, ora si scava sulle armi. Due le pistole rinvenute in un terreno attiguo all'abitazione del ventenne arrestato perché ritenuto l'autore materiale del grave episodio registrato nella notte tra il 7 e l'8 maggio scorso in pieno centro a Cassino. Su una in particolare sembrerebbero essere concentrate le attenzioni maggiori. Ma non si vuole escludere nulla. Da dove provengono quelle pistole dalla matricola abrasa? Sono state usate entrambe? Come mai gli inquirenti le hanno trovate nascoste sottoterra in un campo attiguo all'abitazione di uno dei coinvolti? Ancora molti i punti su cui scavare.

La ricostruzione
La vettura di un giovane commerciante di Cassino crivellata di colpi e la necessità di capire perché qualcuno aveva osato tanto, al limite del coprifuoco imposto per le regole anti-Covid, in pieno centro: questo il punto di partenza di un'indagine lampo - affidata agli agenti della Squadra Mobile, diretta dal dottor Flavio Genovesi, e ai colleghi del Commissariato, guidati dal vice questore Giovanna Salerno - coordinata dal pm Roberto Bulgarini Nomi. Due mesi di lavoro duro e sottotraccia e una prima immediata risposta: un fermo e altri tre indagati, tutti tra 18 e 22 anni. In stato di fermo finisce Francesco Vizzaccaro, residente a Cervaro. Al ventenne, che lavora in un'autorivendita (assistito dall'avvocato Emanuele Carbone) vengono contestati tutti i capi d'imputazione formulati: cessione di stupefacenti, tentata estorsione aggravata dall'uso dell'arma e porto abusivo di armi. Per gli altri ragazzi - baristi, operai e uno ancora studente - solo alcune delle contestazioni e a vario titolo.

La pista è quella di un debito di droga non pagato. I giovani avrebbero fatto fuoco per 850 euro, dopo la richiesta di una partita di droga (coca e hashish) da parte del giovane commerciante insolvente. Un anticipo, poi il saldo. Mai avvenuto. E l'inizio di minacce e aggressioni, persino di azioni dimostrative come le botte al cimitero inglese per indurre il malcapitato a sborsare. Invece i soldi non saltano fuori e viene messa in atto una «spedizione punitiva armata a scopo dimostrativo».

Le ipotesi
Se per la polizia il movente va ricercato nel debito di droga non pagato, restano da sciogliere altri nodi. A partire, appunto, dalle pistole. Nelle immagini immortalate dal sistema di videosorveglianza cittadino viene fissato il momento in cui un'auto - che già sembrerebbe aver effettuato un primo passaggio - rallenta, fa fuoco e poi si allontana. La ricostruzione minuziosa degli agenti e poi le testimonianze di almeno due degli indagati indicheranno in Vizzaccaro l'autore della sparatoria. Ma è ancora in fase di accertamento l'utilizzo delle armi: quella che ha fatto fuoco sembrerebbe essere una scacciacani. Ma di pistole gli investigatori ne hanno trovate due, seppellite in un campo. Una, con molta probabilità, utilizzata per sputare i sei colpi contro la Smart del commerciante "insolvente". E l'altra? Entrambe risultano "fuori mercato".

Come avrebbero fatto i giovani coinvolti - tra 18 e 22 anni - ad aver avuto accesso al mercato nero delle armi? Un interrogativo che fa il paio con la stessa considerazione relativa al mercato degli stupefacenti: a stupire proprio la facilità con la quale quattro ragazzi "normali" abbiano ottenuto la "chiave" di mercati illegali. Gli accertamenti in corso, coordinati sempre dalla procura, permetteranno di offrire risposte certe ai dubbi legati alle armi. Non solo. Anche ai ruoli dei coinvolti. Nella convalida venerdì il gip ha confermato la misura per Vizzaccaro. Ma non ha di certo potuto chiarire se gli altri - o alcuni tra costoro - potevano non sapere di stare per prendere parte, di lì a poco, a una spedizione punitiva. I riscontri vanno avanti.