Furti in abitazione, uso di droga, feste. Un gruppo "fantastico" perché «andava oltre». Oltre, come piccoli reati di cui, poi, «si vantavano». Uno spaccato di Arce di oltre vent'anni fa, tra l'uso di qualche spinello, feste in casa e "goliardate" che andavano...oltre.

A raccontare i giorni precedenti al tragico ritrovamento di Serena ma anche l'adolescenza trascorsa dai ragazzi di Arce, la droga che girava e la "movida", l'allora fidanzato della studentessa, un componente del gruppo adesso maresciallo dei carabinieri e la compagna di banco di Serena.

l ricordi
«Era un anno e mezzo che ci frequentavamo. L'ultima volta ci siamo visti è stata la domenica prima» racconta Michele Fioretti, che all'epoca era il fidanzato di Serena.
A guardarlo oggi è molto diverso da quella foto mostrata in aula con lei: ora è un uomo. Ed è inutile non fantasticare su come sarebbe Serena, cosa avrebbe fatto vent'anni dopo. Oggi, invece, siamo ancora nella fase iniziale del processo aperto a carico dell'ex maresciallo Mottola, del figlio Marco, della moglie Anna Maria e dei due ufficiali Vincenzo Quatrale e Francesco Suprano. «Ci sentivamo spesso al telefono fisso. Aveva un cellulare ma non andava bene - racconta l'ex fidanzato ricostruendo la mattina in cui Serena scompare - Chiamai a casa ma non c'era. Andai dal dentista, poi riprovai. Presi la bici, andai nel centro storico. Ma non la trovai. Chiamai il padre. E tornai a casa».

Tornato a casa Michele chiama le sue amiche. Ancora Guglielmo. Con il quale alla fine, verso le 21.30, va in caserma. Volantini e ricerche. Nel ricordo qualche contraddizione, come gli squilli a tutte le ore dal cellulare «che non funzionava» o quel foglio strappato con la grafia di Serena (trovato in camera sua) che l'ex fidanzatino però non memorizza. E non ricorda. Nulla su gelosie o preoccupazioni. E su Marco? «Una volta mi disse che il figlio del maresciallo faceva uso di spinelli e che le sembrava strano. Ma io non lo conoscevo» continua. «Andavamo d'accordo, non ho mai sospettato della sua fedeltà» prosegue. «Ho frequentato il gruppo dal '96 al '99 ma non in modo assiduo. Giocavo nella scuola di calcio di Arce ma quando ho iniziato a lavorare mi sono allontanato.
Non so sullo spaccio. Sapevo che il gruppo facesse uso di droga, che nelle feste si consumava hashish» racconta invece il maresciallo Luigi Germani, che all'epoca ha frequentato per un periodo il gruppo.

«Lo chiamavamo il gruppo "fantastico" perché stavano tutti insieme e andavano "oltre"». Persino piccoli furti.
«E in pubblica piazza se ne vantavano. Oggi posso dire una "ragazzata", non un sistema» prosegue. «Così come il fatto di "scambiarsi" le ragazze». In piazza d'estate, le feste nelle abitazioni private quando non c'erano i genitori. «Era più di vent'anni fa, sono cose che ho sentito dire» continua incalzato sulla droga.
Così come su alcuni scatti d'ira di Marco. Gli ultimi avvistamenti vengono invece descritti dall'amica di banco di Serena, Valentina Sacco.

«L'ultimo avvistamento a finemaggio, ci incrociamo ai giardinetti, un saluto veloce perché in quei giorni ero a scuola. Serena era normale, tranquilla: le piaceva la musica, amava la vita. Era fidanzata con Michele, ragazzi normali, andavano ad ascoltare musica dal vivo» riferisce la testimone. «Era sempre al negozio, col padre. Mai visto fare uso di droga» prosegue.
E smentisce pure l'uso di droga da parte di Marco.

Posizioni contrastanti
Le difese degli imputati e delle parti civili hanno letto le testimonianze rese in maniera del tutto antitetica.
L'avvocato Mauro Marsella, del pool difensivo della famiglia Mottola (insieme a Germani, Di Giuseppe e Meta) ha sottolineato l'insussistenza delle accuse legate allo spaccio come movente del delitto Mollicone.
L'avvocato Sandro Salera parte civile con gli avvocati De Santis e Nardoni per la famiglia Mollicone ribadisce invece che quanto emerso in aula avrebbe posto in evidenza gli elementi a sostegno delle tesi di accusa della procura. «La cosa più importante ora, però, è la verità sulla scomparsa di mia sorella» ha dichiarato a fine udienza Consuelo Mollicone.