Una spedizione punitiva armata, per ricordare ai debitori insolventi che nessuno può osare tanto. E ribadire, scacciacani alla mano, ruoli precisi. Da rispettare. La brillante operazione della Polizia di Stato del Commissariato di Cassino ha permesso in soli due mesi di individuare i coinvolti e ricostruire la vicenda, a partire dal movente. In stato di fermo è finito ieri mattina Francesco Vizzaccaro, vent'anni, residente a Cervaro. Indagati a piede libero altri tre ragazzi di Cassino di 18, 21 e 22 anni, presenti con lui in auto al momento della sparatoria registrata nella notte tra il 7 e l'8 maggio, in pieno centro.

L'episodio
Sei colpi contro l'auto di un commerciante parcheggiata in viale Dante, nessuna pista esclusa. L'8 maggio scorso gli agenti del Commissariato guidati dal vice questore Giovanna Salerno si sono trovati tra le mani un caso affatto facile: la vettura di un giovane commerciante crivellata di colpi e la necessità, prima di tutto, di capire perché qualcuno aveva osato tanto, al limite del coprifuoco imposto per le regole anti-Covid, in pieno centro. Con il rischio che un colpo potesse rimbalzare e colpire un ignaro cittadino affacciato al balcone.

Mentre si iniziava a scavare sul movente, l'acquisizione delle immagini di videosorveglianza ha offerto un primo quadro in cui inserire un gesto tanto forte. E sono iniziati gli accertamenti a partire dall'auto individuata come quella utilizzata per la spedizione punitiva. A bordo, però, non c'era solo chi aveva fatto fuoco.
Il movente
Nell'auto c'era Francesco Vizzaccaro, in stato di fermo perché ritenuto l'autore materiale dell'esplosione dei colpi, il conducente e altri due ragazzi. Secondo quanto accertato dalla polizia, coordinata dal pm Roberto Bulgarini Nomi, il gruppo avrebbe agito per «compiere un gesto eclatante a scopo intimidatorio». Il movente: un debito di droga.

Secondo gli accertamenti, il debito di droga contratto dal commerciante sarebbe ammontato a un migliaio di euro. Dopo l'anticipo per circa 10 grammi di coca e di altri di marjiuana, il commerciante avrebbe dovuto ancora pagare circa 850 euro per saldare il totale. Invece quei soldi non erano mai stati consegnati.
Sarebbe questo, secondo gli inquirenti, il binario su cui innestare poi l'episodio registrato nella notte tra il 7 e l'8 maggio.

Un debito non onorato e la volontà di ribadire ruoli e posizioni. Con l'uso persino delle armi. Durante il corso dell'indagine - delicata e complessa - sono poi saltate fuori due pistole nelle vicinanze dell'abitazione del giovane sottoposto a fermo, una delle quali potrebbe essere proprio quella utilizzata per fare fuoco. Entrambe le armi risultano avere la matricola abrasa. Ma su questo sono in corso mirate attività tecniche con l'ausilio della polizia scientifica.

Al ventenne, che lavora in un'autorivendita (assistito dall'avvocato Emanuele Carbone) vengono contestati tutti i capi d'imputazione formulati: cessione di stupefacenti, tentata estorsione aggravata dall'uso dell'arma e porto abusivo di armi. Agli altri ragazzi - baristi, operai e uno ancora studente - solo alcune delle contestazioni, a vario titolo. Il fermo è stato richiesto solo a carico del ventenne ritenuto il materiale esecutore degli spari.