Cinquecento giorni fa il primo caso di Covid in provincia di Frosinone. Era il due marzo 2020. Il primo decesso per il virus avvenne l'otto marzo. L'impatto iniziale fu un incubo, con i tanti pazienti ricoverati e i pochissimi posti nelle terapie intensive. Con medici e infermieri in prima linea contro una malattia sconosciuta. A mani nude. All'inizio pochissime mascherine. Perché non c'erano, anche se in tanti dicevano che non servivano. Cinquecento giorni che in Ciociaria hanno lasciato sul campo 664 decessi. Tanti. Troppi.

E 32.375 persone contagiate. In questi quasi diciassette mesi il mondo è cambiato profondamente. Perchè sono cambiate profondamente le nostre vite quotidiane. Abbiamo smesso di abbracciarci, indossiamo la mascherina, mentalmente pensiamo al distanziamento. Ma ad essere mutata è anche la sanità. Sul piano organizzativo ma pure operativo. Gli assetti degli ospedali sono stati più volte rimodulati. Con assetti Covid che in determinati momenti hanno dovuto sopportare un'onda d'urto di 450 malati di Coronavirus ricoverati.

Il prologo
Notte tra il 30 e il 31 gennaio 2020. Due turisti cinesi sono stati appena ricoverati allo Spallanzani di Roma per Coronavirus. Poche ore dopo a bordo di un pullman a Cassino viene rintracciato il resto della comitiva. Nessuno scende dal bus. Inizialmente vengono allertati i sanitari dell'ospedale Santa Scolastica per effettuare i controlli. Ma l'allora direttore generale della Asl Stefano Lorusso si mette in contatto telefonico con i Prefetti di Roma e di Frosinone. Poi anche con i dirigenti dell'Istituto Spallanzani. Stefano Lorusso dirà a Ciociaria Oggi: «I due turisti cinesi facevano parte di una comitiva che da giorni stava visitando l'Italia, ma dalla quale si erano separati già da tempo. Comitiva che poi, tra le varie tappe, è arrivata anche a Sorrento e da lì questa notte si sarebbe dovuta fermare a Cassino. Avvisati che il pullman era sull'A1 diretto a Cassino, insieme alla Polizia mi sono recato personalmente al casello di Cassino. Qui l'autobus è stato fermato e insieme agli agenti è stato consigliato di riprendere la marcia verso Roma, per accompagnare la comitiva, a scopo precauzionale, allo stesso Spallanzani per i controlli del caso, essendo stati i turisti che erano giunti al nostro casello a contatto con i due ricoverati con sintomi sospetti all'ospedale capitolino».

L'inizio
Il primo marzo vengono effettuati i primi tamponi in Ciociaria. All'alba del due marzo arriva la notizia: una persona positiva al Covid-19. È quello l'inizio ufficiale della pandemia in provincia di Frosinone. Il primo decesso per Covid avviene l'otto marzo. I vertici della Asl si rendono immediatamente conto che l'ondata sta per arrivare. Il manager Stefano Lorusso prende una decisione importante: trasformare il Fabrizio Spaziani di Frosinone in Covid hospital. Vengono montate le tende del triage fuori dal Pronto Soccorso. E in pochi giorni vengono allestiti 86 posti letto di degenza ordinaria dedicati ai pazienti Covid: 26 a Malattie infettive, 40 a Medicina Covid, 20 a Medicina d'urgenza Covid. E c'è il potenziamento di Terapia intensiva: si passa da 7 a 14 posti, in alcuni momenti si arriverà fino a 19 posti. E altri 6 di terapia subintensiva. Per settimane allo Spaziani saranno ricoverati 100 malati di Coronavirus. Alcuni reparti vengono trasferiti al San Benedetto di Alatri.

Dalle ondate ai vaccini
Dopo un'estate con numeri bassi, la seconda ondata inizia ad ottobre. Poi a febbraio c'è stata anche la terza. Alcune numeri per capire quello che è successo. 3.528 casi ad ottobre (media giornaliera di 113,8). Poi il boom a novembre, con 6.588 contagiati. Per una media di 219,66 ogni ventiquattro ore. A dicembre 3.468 contagi, per una media giornaliera di 111,87. A gennaio i contagi in totale sono stati 3.144, per una media di 101,42. A febbraio 3.526 nuovi casi, per una media giornaliera di 125,92. A marzo 2021 i contagi sono stati 6.063, per una media quotidiana di 195,58. Ad aprile 2.612 casi. Per una media di 87,06. Quindi la curva dei decessi: 9 ad ottobre. Quindi l'impennata: 100 a novembre, 98 a dicembre, 73 a gennaio 2021, 73 a febbraio, 100 a marzo, 103 ad aprile. E nei mesi di febbraio e marzo la provincia di Frosinone ha conosciuto le zone rosse e arancioni.

Quando, sotto la spinta delle varianti, la curva dei contagi sembrava inarrestabile. Fortissimo pure l'impatto sulla rete ospedaliera, nel frattempo rimodulato con assetto Covid dalla manager Pierpaola D'Alessandro. Il 29 dicembre il Vaccine-day anche in provincia di Frosinone. La prima a ricevere il vaccino anti Covid è Antonella Campana (medico specializzando). Il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti dice: «Non è finita, ma si vede la luce in fondo al tunnel». Da quel momento in poi la campagna di profilassi è andata avanti in maniera massiccia. In Ciociaria sono state somministrate più di 400.000 dosi. Nei giorni scorsi registrati i primi due casi di variante Delta. La manager Pierpaola D'Alessandro ha detto: «Dobbiamo correre più delle varianti di questo maledetto virus: l'attivazione dei 5 punti di somministrazione per vaccino monodose Janssen nell'intero territorio aziendale ci permettono di accelerare i tempi di immunizzazione e di raggiungere più rapidamente l'immunità di gregge». Nel frattempo le curve sono tornate sotto controllo.

I diversi indici
Il numero dei contagiati in Ciociaria è di 32.375. I decessi sono stati 664. I residenti nei 91 Comuni ciociari sono 489.083. Il tasso di mortalità misura il rapporto tra i morti per la pandemia e il numero degli abitanti. Significa che c'è stato un decesso per Coronavirus ogni 736,57 abitanti. L'attuale indice di mortalità è 0,135%. Dividendo invece il numero degli abitanti per quello dei contagiati, emerge che in Ciociaria ha contratto il virus una persona ogni 15,10 residenti. La percentuale attuale è 6,61%. C'è poi l'indice di letalità, cioè il rapporto tra persone finora contagiate e decessi. La percentuale è del 2,05%. Vuol dire che si è registrato un decesso ogni 48,75 persone contagiate.