Ingiusta detenzione, Carmine Belli torna in campo.
E lo fa affidandosi a un valente penalista, volto noto della televisione per avere affrontato casi giudiziari complessi e presidente dell'associazione nazionale "Penelope", l'avvocato Nicodemo Gentile. Una voce importante nei processi sull'omicidio di Meredith Kercher, di Sarah Scazzi, di Roberta Ragusa, della dj Parisi e della strage in A1 (a Roccasecca) della famiglia Acri. Solo per ricordarne alcuni. Un'idea, quella di Belli, maturata negli anni e divenuta sempre più concreta dopo l'udienza del 18 giugno nel dibattimento per il processo Mollicone.

La morte di Serena, la studentessa di Arce trovata cadavere nel bosco dell'Anitrella a diciotto anni con le mani e i piedi legati e un sacco di plastica sulla testa uno dei cold case più difficile da raccontare ancora oggi è indissolubilmente legata alla vicenda personale, umana e giudiziaria di Carmine Belli, arrestato e poi rimesso in libertà. Assolto in tutti i gradi di giudizio.
Riascoltato in procura e ora testimone nel processo a carico dell'ex maresciallo Franco Mottola, del figlio Marco, della moglie Anna Maria e dei due ufficiali Vincenzo Quatrale e Francesco Suprano. Tutti imputati nel processo della morte di Serena che, per la procura lo ricordiamo sarebbe avvenuto in caserma. Un "mostro" a tutti i costi Il bigliettino del dentista, lo stesso tipo di buste del supermercato e un'informazione quella resa agli inquirenti sulla presenza di una ragazza ritenuta Serena faranno di Carmine Belli il "mostro" da sbattere in prima pagina.

Il carrozziere di Arce, allora trentacinquenne, viene arrestato il 6 febbraio del 2003 con l'accusa di omicidio e occultamento di cadavere e finisce in carcere per 17 lunghi mesi. Il pool della difesa con il professor Lavorino, oggi a capo dei consulenti dei Mottola rileva tutte le crepe dell'impianto accusatorio. Assolto in tuttii gradidi giudizio (7 luglio 2004 la prima sentenza, quella della Corte d'assise di Cassino verrà confermata in Appello e in Cassazione) presenta una prima istanza di riparazione per ingiusta detenzione con un ricorso a Strasburgo. Poi "si arrende".

L'ultima testimonianza
Il 18 giugno scorso viene ascoltato per ore, come testimone in un'udienza fiume, alla Folcara, in cui emergono momenti terribili. «Mi dicevano all'inizio di stare tranquillo: sei una persona informata sui fatti.
Mi hanno ascoltato decine di volte, non so più quante perquisizioni. Invece poi mi misero le manette. Avevo paura, ce l'ho anche oggi e ne avrò per sempre» racconta il 18 giugno. La sua "colpa": aver detto per primo di aver visto Serena. Gli interrogatori a tutte le ore del giorno e della notte, gli schiaffi, la pressione. In aula il peso delle sue parole è enorme: «Interrogatori in cui ti facevano il lavaggio del cervello, volevi solo andare via. Una volta mi tennero dalle 14 alle 6 di mattina a Frosinone, poi mi dissero di tornare a piedi» aggiunge. «Hanno preso il più "stronzo" di Arce che non sapeva difendersi: la terza media raggiunta con un agnello regalato al professore».

In queste settimane ha deciso di andare fino infondo e ieri mattina in tribunale ha dato mandato all'avvocato Gentile. Per prima cosa verrà richiesta la trascrizione integrale della sua deposizione. Poi verranno chiesti atti e sentenze precedenti. «Ciò che è accaduto a me è un'ingiustizia. Speriamo bene» ha sottolineato Belli.
Pronto a ripartire. «Ho assunto l'incarico ma c'è bisogno di tempo per ricostruire una vicenda complessa, tortuosa e molto dolorosa. Sicuramente Carmine Belli si può considerare una delle "vittime vive" che questa triste vicenda omicidiaria ha generato» ha aggiunto l'avvocato Gentile.