Se gli operai di Cassino Plant navigano nelle acque agitate degli ammortizzatori sociali, quelli dell'indotto sono in piena tempesta. Il continuo ricorso alla cig ha indebolito, da tempo ormai, il potere d'acquisto dei lavoratori della "ammiraglia". Le buste paga sono decurtate e la difficoltà di spesa si ripercuote su tutta la parte bassa della provincia nei settori commerciali e, in parte, anche in quelli ristorativi. Il vero dramma è nelle aziende del settore metalmeccanico.

Se in molte realtà del Cassinate si sono chiusi i cancelli di società a conduzione familiare o poco più, anche le medie e grandi aziende risentono della mancanza di commesse. Dove sono terminati gli ammortizzatori sociali, ci si prepara a delle scelte con sindacati che hanno già quantificato le perdite che ci potranno essere.

Ma non solo. Di mezzo c'è anche il "costo" del lavoro in Italia. E i tagli dopo la fusione tra Psa e Fca e soprattutto dopo la visita di Tavares agli stabilimenti italiani. I tagli sono iniziati con le ditte che risiedono all'interno dello stabilimento, ad esempio quelle relative alle pulizie tecniche o pulizie generali) o al servizio mensa con riduzione di persone, ore e servizi.
Diverse, nei mesi scorsi, le situazioni critiche per quanto riguarda il comparto esterno della logistica. Come pure potrebbe risentire di ammortizzatore sociali, nel prossimo avvenire, l'ambito della sorveglianza.
Tagli in fabbrica e nelle aziende. E ancora vacanze forzate per le tute rosse che restano in solidarietà con il turno unico, dopo il fine serie di Giulietta.

I dipendenti di Cassino Plant sono rientrati sulle linee l'altroieri, dopo un lungo stop, e già sono stati annunciati altri giorni di stop nei giorni: 12, 16, 19 e 30 luglio. Poi ci sarà la pausa di agosto e a settembre dovrebbe iniziare a vedersi qualche piccola luce in fondo al tunnel. Ma solo a inizio 2022, con il suv Grecale in corsa si potrà tornare a respirare. Non certo con la piena occupazione dello stabilimento, ma almeno con un netto miglioramento della situazione. Il segmento "Premium" dello stabilimento pedemontano lascia la speranza costantemente sotto i riflettori. È l'unico che non ha doppioni nel gruppo italo-americano-francese ed è l'unico che potrà andare a coprire una fetta di mercato medio-alta che, in genere, non viene intaccata da alcuna crisi.

Gli investimenti
Ma il ceo Tavares non si lascia condizionare da nulla. Ha tracciato con precisione la rotta della multinazionale. Investimenti per oltre 30 miliardi di euro entro il 2025: sono quelli previsti nel piano di elettrificazione di Stellantis annunciato in occasione dell'EV Day. Si punta a far leva sulle competenze interne, ma anche su partnership e joint venture, per realizzare tecnologie avanzate a prezzi accessibili affinché i veicoli a basse emissioni arrivino a rappresentare oltre il 70% delle vendite in Europa e più del 40% di quelle negli Stati Uniti entro il 2030.

I numeri
Per restare con i piedi per terra la Fim-Cisl ha richiesto nuovo incontro al Ministero dello Sviluppo Economico con i vertici Stellantis Europe: «Bene la Gigafactory, ma servono garanzie di prospettiva e occupazionali per tutti gli stabilimenti». I dati di vendita del primo semestre 2021, rapportati allo stesso periodo nel 2019 portano a un meno 20%. È indicato nel report del sindacato presentato l'altro ieri.

«La situazione del mercato con le flessioni riscontrate in Italia (-18,31% rispetto 2019) e in Europa e i continui fermi produttivi a seguito della mancanza di semiconduttori, stanno condizionando le produzioni. Una situazione che potrebbe migliorare nella seconda parte del 2021, in particolare con il rifinanziamento degli ecoincentivi per le auto a basso impatto inquinante, che nel secondo semestre dello scorso anno aveva dato risultati positivi».

E ancora: Nei dati di produzione di Stellantis dell'ultimo semestre del 2020 aveva influito positivamente anche il lancio delle nuove produzioni della 500 bev e della Jeep Compass. Nel 2021 non ci saranno lanci di produzioni che peseranno positivamente in maniera significativa. La supersportiva Maserati MC20 prodotta a Modena è un prodotto molto di nicchia con quantità contenute e la Maserati Grecale, ai nastri di partenza nello stabilimento di Cassino, entrerà in produzione nella parte finale del 2021 e quindi darà il suo maggior contributo nel 2022. Questa situazione porterà inevitabilmente ad un continuo utilizzo degli ammortizzatori sociali in tutti gli stabilimenti dell'auto con la sola eccezione dello stabilimento modenese». Ecco perché si chiedono maglie strette nei rapporti tra multinazionale, governo e sindacati.