Percosse e minacce pure davanti alla figlia. Una violenza inaudita, con l'uso persino di un coltello da cucina. Fino alla misura dei domiciliari da scontare lontano da casa, ospite di alcuni parenti nel Napoletano. Ma con l'assoluto divieto di comunicare con la moglie e la figlia. E invece, nonostante le prescrizioni, non ha voluto proprio stare alle regole. Tanto da rendere necessario un aggravamento della misura dopo l'ennesima denuncia presentata dalla donna ai carabinieri: L.F., operaio di 49 anni di Sant'Elia, è stato così condotto nel carcere di Napoli.

Le questioni erano sempre le stesse: una ordinaria gestione della quotidianità familiare, condita da alcuni pretesti. Come denunciato dalla donna ai militari della locale stazione, della Compagnia di Cassino guidata dal capitano Scolaro e dal tenente Giorgione, gli attacchi d'ira e poi le violenze erano divenuti via via più ravvicinati. In più di un'occasione le minacce si era fatte spazio tra insulti e mortificazioni, poi quel coltello da cucina afferrato e brandito per inculcare e soggiogare. Fino alla rottura: dopo le ultime ferite riportate dopo una brutale aggressione armata, anche davanti alla figlia, la presa di coscienza della donna e la decisione.

Lo scorso primo luglio, dopo l'ennesimo episodio di maltrattamenti in famiglia, minacce e botte, la donna era finita in ospedale con ferite giudicate guaribili in quindici giorni. E il quarantanovenne, dopo l'udienza di convalida e l'iniziale trasferimento al carcere di Vasto, era stato sottoposto alla misura cautelare dei domiciliari da scontare a Napoli, da un parente. Con il divieto di comunicare con persone diverse da quelle del nucleo dove scontava la condanna. Invece le telefonate alla moglie, minacciata più e più volte, sono state tante. La donna ha presentato una nuova denuncia ai carabinieri di Sant'Elia che hanno chiesto l'aggravamento della misura. Richiesta accolta dall'autorità: per l'uomo si è spalancato l'ingresso del carcere di Napoli.