Il monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe rileva, nella settimana 30 giugno-6 luglio, rispetto alla precedente, un aumento di nuovi casi: 5.571 "contro" 5.306. Diminuiscono invece i decessi, da 220 a 162, gli attualmente positivi (da 52.824 a 42.579), le persone in isolamento domiciliare (da 50.878 a 41.121). Ma pure i ricoverati con sintomi (da 1.676 a 1.271) e le terapie intensive (da 270 a 187). Vuol dire che la risalita dei contagi finora non ha prodotto un maggior impatto sugli ospedali e sugli altri parametri.

Per il Gimbe «l'ultima indagine flash dell'Istituto Superiore di Sanità stima al 22,7% la prevalenza della variante Delta con notevoli differenze regionali». Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi sanitari della Fondazione Gimbe, ha affermato: «I dati provenienti dall'Inghilterra e quelli, seppur preliminari, di Israele confermano l'elevata efficacia del ciclo vaccinale completo nel prevenire le forme severe di Covid-19, le ospedalizzazioni e i decessi. Tuttavia nel nostro Paese il tallone d'Achille della campagna vaccinale è attualmente rappresentato dagli oltre 5,75 milioni di over 60 a rischio di malattia grave privi di adeguata copertura contro la variante delta».

Nel dettaglio, 2,29 milioni (12,8%) non hanno ancora ricevuto nemmeno una dose di vaccino con rilevanti differenze regionali (dal 22,6% della Sicilia al 7,7% della Puglia) e oltre 3,46 milioni (19,4%) devono completare il ciclo dopo la prima dose: 2.495.962 con AstraZeneca, 837.052 con Pfizer-BioNTech, 128.878 con Moderna. C'è poi il capitolo riservato al Piano vaccinale. Rispetto alla forniture stimate, nel secondo trimestre sono state consegnate 15.234.673 dosi in meno rispetto al previsto, «sia per la mancata autorizzazione di CureVac (48% delle dosi mancanti), sia per le consegne inferiori all'atteso da parte di AstraZeneca (-2.383.205 dosi, 15,6% del totale) e Johnson & Johnson (-5.052.685 dosi, 33,2% del totale).

Sempre il Gimbe: «Per il terzo trimestre, invece, disponiamo "sulla carta" di 45.496.439 dosi di vaccini a mRna (48,3%), 41.950.684 dosi di vaccini a vettore adenovirale (44,5%), oltre a 6.640.000 dosi del vaccino di CureVac che, non avendo superato con successo i test clinici, dovrebbero essere eliminate nel prossimo aggiornamento del piano delle forniture».