Bandi su misura per il dg Cosilam nel 2016, ancora "freni" tecnologici alla verifica dei cellulari degli indagati.
Ieri era atteso il giuramento del tecnico chiamato a estrapolare le chat d'interesse, contenute nei dispositivi degli indagati.

Invece è stato necessario, dopo un confronto in aula, chiedere ulteriori proroghe: una parte dei dati è stata messa a disposizione delle difese solo venerdì, senza contare la difficoltà tecnica espressa a più riprese.
Soprattutto per il timore che, prendendone visione, si possa inavvertitamente modificarli. Non solo.

Una delle buste è risultata addirittura ancora sigillata: si tratta di quella contenente l'hard disk del telefono di Mario Abbruzzese.

L'inchiesta, lo ricordiamo, parte dall'esposto presentato dall'avvocato Michele Nardone (assistito dall'avvocato Paolo De Rubeis), escluso dalla selezione. A finire nelle maglie dell'indagine l'ex Consiglio di Amministrazione del Cosilam composto dall'allora presidente Pietro Zola (difeso dagli avvocati Sandro Salera e Paolo Marandola), dall'ex vice presidente Francesco Mosillo (difeso dal professor Antonio Fiorella e dall'avvocato Gianrico Ranaldi) e dall'ex consigliere Umberto Satini (difeso dall'avvocato Ermete Grossi). Tutti accusati di turbata libertà nella scelta del contraente.

Stesso reato contestato all'ex presidente del consiglio regionale del Lazio, Mario Abbruzzese (difeso dall'avvocato Sandro Salera) il quale, per la procura, avrebbe avuto un ruolo di raccordo e garanzia per la buona riuscita dell'accordo con Annalisa D'Aguanno beneficiaria del presunto patto preventivo (difesa dagli avvocati Piero D'Orio e Armando Pacione).

Incarico che D'Aguanno ha ricoperto dal 2016 al 2019.
Focus dell'impianto accusatorio proprio i messaggi estrapolati (con regolare copia forense), dagli smartphone di alcuni degli indagati. Ieri dopo le perplessità sollevate dalle difese è stata chiesta una proroga dei termini e la possibilità di essere assistiti da un tecnico oltre a quella di avere tempi congrui per la consultazione.

Il giudice ha quindi proposto di far predisporre una piattaforma informatica per visionare le copie, effettuare una verifica algoritmica per accertare che le stesse non siano state modificate accidentalmente nella consultazione. E ha quindi dato alle difese un termine per visualizzare le copie forensi: rinvio al 14 luglio per l'incarico del perito Cece.