«Bisogna riaprire l'ospedale di Ceprano». Lo ribadisce l'avvocato Carla Corsetti, presidente del comitato appositamente costituito, che torna a riaccendere i riflettori sull'ormai nota questione dell'ex nosocomio cittadino, per cui sono state raccolte firme e si è manifestato a Roma, e dopo che la Asl di Frosinone ha ottenuto un finanziamento europeo che potrà essere destinato alla manutenzione ordinaria e straordinaria delle strutture sanitarie dell'intera provincia, per un ammontare complessivo di 40.940.052 euro.

«La struttura sanitaria di Ceprano è stata declassata a Casa della salute - afferma la Corsetti - nonostante il 19 marzo 1877 sia stata donata con testamento dalla marchesa Celeste Ferrari con il vincolo di destinarla ad "ospedale per poveri infermi di Ceprano". Dunque bisogna riaprire l'ospedale ed ora ci sono anche le somme necessarie per farlo. Fra l'altro, Ceprano gode di una posizione geografica baricentrica rispetto all'asse Nord-Sud, a metà tra Roma e Napoli, e all'asse Est-Ovest, essendo snodo stradale sia verso il litorale pontino che verso le montagne abruzzesi. Questa particolare posizione, oltre che rendere Ceprano strategica in riferimento alla mobilità, consente di abbassare il livello delle criticità nella tempestività della presa in carico dei pazienti in relazione alla immediata accessibilità alla struttura».

L'avvocato Carla Corsetti sottolinea l'utilità di riaprire l'ex ospedale: «I processi sanitari hanno un elevato rischio di fallibilità connesso all'alta concentrazione verso due principali nosocomi, Frosinone e Cassino. Ceprano gode della posizione ideale per decongestionare i due ospedali più grandi dal momento che la maggiore concentrazione non si è risolta nell'auspicato innalzamento del livello qualitativo delle prestazioni, ma nell'esatto opposto. Anche per efficientare la spesa pubblica, il superamento delle criticità del sistema sanitario trova nel potenziamento dell'assistenza territoriale e di prossimità la sua soluzione. Non v'è argomentazione valida che giustifichi il declassamento dell'ospedale. La Casa della salute è un palliativo. La riconversione a ospedale è la sintesi tra razionalità e capacità amministrativa».