Sono soltanto quattro pagine dell'ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice Giuseppe Cario nei confronti di Rainone e Moscardelli per la vicenda dei concorsi della Asl, ma capaci di offrire da sole lo spaccato migliore dei rapporti interni alla politica e, nel caso di specie del Partito democratico di Latina e del Lazio.

Quando il 3 giugno viene preso a sommarie informazioni, l'assessore regionale alla Sanità Alessio D'Amato riferisce al pm Valerio De Luca di aver sentito parlare di Claudio Rainone una sola volta, nel corso di una riunione politica tenutasi a Roma, su richiesta di Claudio Moscardelli, durante la quale l'ex senatore pontino «... aveva speso parole di stima e considerazione per Rainone, indicandolo come amministratore valido e dotato di una buona conoscenza del territorio nel quale operava».

La dovizia di conversazioni, dirette e in chat, intercettate sui telefoni cellulari di alcuni indagati protagonisti dell'inchiesta sui concorsi della Asl, sembra tratteggiare uno scenario assai diverso da quello offerto dall'assessore D'Amato, dal momento che sono tante le circostanze in cui si parla di «incontri con l'assessore», di «benestare dell'assessore», di «via libera dell'assessore» relativamente ad alcuni spostamenti di figure dirigenziali che si sarebbero resi necessari proprio all'interno della Asl di Latina. E guarda caso, al centro di questi spostamenti, c'è l'urgenza di fare spazio alla figura dell'emergente Claudio Rainone, che ambisce all'incarico di Direttore Amministrativo.
Un problema che assilla Claudio Moscardelli, ma che coinvolge anche il responsabile della sanità per contro del Pd di Latina, Roberto Masiero, e anche il consigliere regionale Enrico Forte. Ma è una piccola folla di attori che a un certo punto si smaterializza dalla scena lasciando solo, sotto i riflettori, l'ex senatore dem.

Ed è così urgente tirarsi fuori dall'arena frequentata da Rainone, che pur di farlo, l'assessore D'Amato non esita a dare in pasto al magistrato che lo ascolta anche un piccolo concentrato di veleni di casa Pd.
«Successivamente al forte interesse mostrato dalla stampa per gli esposti che segnalavano le irregolarità dei concorsi - scrive il pm De Luca nella richiesta di arresto - Moscardelli aveva chiesto all'assessore regionale una riunione, facendosi anche portavoce dei consiglieri regionali Forte e La Penna. Circostanza confermata da D'Amato, che aggiungerà che erano stati proprio Forte e La Penna a volergli parlare riservatamente poco prima della riunione esattamente per prendere davanti a lui le distanze dall'atteggiamento del Moscardelli, lanciato in difesa della persona e dell'operato di Rainone che loro non si sentono più di condividere».

La riunione, che si è comunque tenuta il 13 maggio 2021, precede di una settimana l'arresto di Rainone ed Esposito, segno che i consiglieri regionali Forte e La Penna avevano avvertito la difficoltà politica di sostenere una figura catapultata al centro di una vicenda che minacciava di trasformarsi in uno scandalo, come è poi avvenuto. E la chiacchierata riservata di Forte e La Penna con D'Amato forse rappresenta il momento di rottura del dialogo tra i due consiglieri regionali e il segretario provinciale del Partito democratico, così ostinatamente fedele alla propria mission a sostegno di Rainone, da non aver esitato a perorarne la causa anche dopo la notizia che Rainone era indagato per la vicenda dei concorsi.

Moscardelli infatti, all'indomani delle dimissioni di Rainone dall'incarico di Direttore amministrativo facente funzioni, ottenuta grazie a lui nel dicembre 2020, chiede al nuovo Direttore Generale della Asl, Silvia Cavalli, di soprassedere alla nomina di un Direttore amministrativo titolare, suggerendo una soluzione tampone in attesa che l'inchiesta penale si placasse. Nonostante tutto questo, oggi nel Pd nessuno conosce Rainone. A parte Moscardelli.