Sarebbe stata la scelta di papa Francesco di modificare l'ordinamento giudiziario dello Stato della Città del Vaticano nell'aprile scorso a cambiare le carte in tavaola. E, indirettamente, a consentire adesso che insieme all'aquinate Tommaso Di Ruzza e al personale ecclesiastico e laico della Segreteria di Stato vaticana a processo ci finisca anche il cardinale Angelo Becciu per l'inchiesta "Sloane Avenue". La lettera apostolica in forma di Motu proprio di papa Francesco ha cambiato il passo della giustizia.

Così cardinali e vescovi accusati di reati penali dai magistrati vaticani possono essere processati dal tribunale dello Stato della Città del Vaticano come tutti gli altri e non da una Corte di Cassazione presieduta da un cardinale. Ma sempre con il consenso del pontefice.
A comparire in aula il prossimo 27 luglio, dopo la citazione a giudizio del presidente del tribunale vaticano dei giorni scorsi, saranno in dieci insieme a quattro società nell'ambito della vicenda legata agli investimenti finanziari della Segreteria di Stato a Londra. Con reati che vanno dal peculato all'abuso d'ufficio passando per la truffa, il riciclaggio e la subornazione.

Nel dettaglio all'aquinate Tommaso Di Ruzza viene chiesto conto di un'ipotesi di peculato, abuso d'ufficio e violazione del segreto d'ufficio. Nell'inchiesta lunga e complessa secondo quanto si apprende da fonti vaticane, ci sarebbe proprio un capitolo dedicato all'ex Aif ora Asif (Autorità di Supervisione e Informazione Finanziaria) con i fari puntati sul suo presidente di allora René Brülhart e dell'ex direttore Tommaso Di Ruzza: secondo i magistrati l'Aif avrebbe «trascurato le anomalie delle operazioni di Londra». Papa Francesco in più occasioni ha richiamato il principio giuridico della presunzione di innocenza ma con il "Motu proprio" anche quello di uguaglianza dei membri della Chiesa: cardinali e vescovi rinviati a giudizio per reati non legati alla violazione di leggi ecclesiastiche (ancora regolate dal Diritto canonico) saranno giudicati dal tribunale vaticano secondo i tre gradi di giudizio.