Ci sarà un processo per la morte di Daniele Nozori, il cinquantaduenne perito elettrico di Chiaiamari, vittima di un infortunio sul lavoro il 13 marzo 2019. Così ha deciso il gup del tribunale di Frosinone Antonello Bracaglia Morante nei confronti dell'unico imputato, l'imprenditore, L.V. di 60 anni, titolare dello stabilimento dove il monticiano stava effettuando un intervento di sostituzione di alcune lampade, accusato di omicidio colposo aggravato dal rapporto di lavoro.

Nozori, durante l'intervento all'interno di un capannone industriale sempre a Monte San Giovanni Campano, dopo che una lampada si era staccata perse l'equilibrio e cadde da un'altezza di cinque metri. Trasportato con un'eliambulanza all'ospedale Umberto I di Roma, morì il 19 aprile.

La ricostruzione dell'incidente, secondo la quale per meglio effettuare l'intervento la vittima si sarebbe fatta aiutare con il posizionamento di una pedana e di un muletto, è contrastata dalla difesa. La parte civile, rappresentata dall'avvocato Marco Maietta per la famiglia Nozori, ha presentato una deposizione per meglio inquadrare tale circostanza.

I difensori dell'imputato, gli avvocati Nicola Ottaviani e Carlo Coratti, al contrario, hanno depositato agli atti delle indagini difensive sulla base di altre testimonianze che negano l'utilizzo del muletto, affermando che il perito si era avvalso esclusivamente di mezzi propri per completare l'intervento. La parte civile ha chiesto il rinvio a giudizio e la chiamata in causa dell'impresa come responsabile civile.

Il gup, anche per far chiarezza sui vari aspetti contrastanti della ricostruzione dell'incidente, ha rinviato a giudizio l'imprenditore davanti al giudice monocratico Chiara Doglietto per l'udienza del 22 novembre.