Lui la rimprovera per questioni di lavoro, lei lo denuncia per violenza sessuale. Questo quanto emerso durante il complesso procedimento davanti al gip Di Croce che martedì ha trovato conclusione con l'assoluzione con formula piena di un cinquantacinquenne, operatore di una Rsa del Cassinate, assolto perché il fatto non sussiste.

Un vicenda complessa, con un processo durato - in abbreviato - due anni, dopo attente indagini difensive da parte dell'avvocato Carlo Risi. L'accusa mossa nei confronti del suo assistito, supervisore nella Rsa - finito poi a processo - risale al 2017. Una collega di lavoro avrebbe accusato il professionista di averla palpeggiata toccandole il seno e le parti intime e di averla baciata sul collo.Questo dopo averla attratta con l'inganno in un locale della Rsa, lontano da occhi indiscreti. Stando alla denuncia, la donna avrebbe urlato facendolo desistere, vinta da un attacco di panico che le avrebbe impedito di chiedere aiuto, fino a fine turno. E nella denuncia sarebbe stato allegato anche un certificato dell'ospedale - 24 ore dopo - che le diagnosticava uno stato di ansia reattiva (legata alla molestia) oltre alla testimonianza del compagno che comprovava la sua situazione.

Il professionista è stato rinviato a giudizio. L'avvocato Carlo Risi ha condotto attente analisi difensive riuscendo a dimostrare che l'imputato nel giorno della presunta molestia fosse addirittura assente, sottolineando anche come quel giorno la vittima non avesse riferito nulla a nessuno, continuando pure a scambiarsi messaggi con l'imputato fino al giorno dopo senza mai neppure un riferimento alla presunta molestia. Secondo quanto raccolto dalla difesa, la denuncia sarebbe di fatto scaturita da un rimprovero sul posto di lavoro che avrebbe in qualche modo prodotto «una reazione "ritorsiva" della donna». Il gip ha accolto appieno le testi difensive dell'avvocato Risi e ha assolto con formula piena il cinquinatacinquenne.